Archive for Marzo 2008
Stadi pieni di sangue
Da quasi sessant’anni il Tibet, assieme ai tibetani, è sottomesso al potere del regine comunista cinese. Nonostante la Cina consideri questa regione in buone mani – quelle del partito comunista – i tibetani cercano di rivendicare la loro indipendenza, da sempre.
Quello che sta avvenendo da qualche settimana è solo la punta di un iceberg. E’ il culmine di un esasperazione maturata in questi 57 anni. E’ una rivolta a favore della libertà, ovviamente repessa con la forza, unico mezzo apparentemente efficace, assieme alla censura.
La prima mossa è stata bloccare qualsiasi mezzo di comunicazione, internet in primis, che potesse sfuggire alla censura del regime. I più importanti siti web di informazione libera, come ad esempio YouTube, sono stati bloccati. Nessuno può aprire un blog, mettere le proprie foto e documentare gli atti osceni compiuti dalle forze dell’ordine cinesi nei confronti dei tibetani.
Il governo poi non si limita a voler distruggere un paese, a volerlo inglobare in un sistema culturale e politico che non gli appartiene affatto. No. L’obbiettivo della dittatura comunista è quello di sterminare senza alcun scrupolo un’intera cultura, un popolo (evidentemente scomodo), le sue radici, le tradizioni, sopratutto quelle religiose legate alla dottrina Buddista.
Questa estate la Cina ospiterà le Olimpiadi 2008, a Pechino. Una manifestazione sportiva all’insegna della fratellanza e dell’uguaglianza tra i popoli, della pace, dell’unione tra culture differenti, una manifestazione che si svolgerà sul sangue delle vittime innocenti del Tibet. Gli atleti correranno su piste ricoperte dai corpi dei monaci pacifisti. Visto che le olimpiadi sono famose anche per il fatto di apportare grande ricchezza al paese che le ospita, chiunque parteciperà a questa manifestazione, finenzierà col proprio denaro un regime che sta compiendo qualcosa di molto simile ad un genocidio.
A nessun atleta è permesso aggiornare il proprio sito internet, qualora ce l’abbiano. Ogni immagine catturata dalle telecamere cinesi è distorta, manipolata e censurata. Il diritto alla libertà individuale viene negato senza alcun scrupolo. Chiediamoci che cosa sarebbe successo se tutto ciò fosse avvenuto in un paese come gli Stati Uniti, l’Inghilterra o l’Italia stessa.
I giochi olimpici sono simbolo di pace: fin dall’antichità durante il loro svolgimento veniva fermata ogni attività di guerra. In Cina sta succedendo esattamente il contrario e nessuno muove un dito. In quella che dovrebbe essere una zona franca, viene conbattuta una guerra, la più grande rivolta al regime comunista degli ultimi vent’anni.
Diversi volti noti, come ad esempio Richard Gere, Beppe Grillo, Nancy Pelosi ed altri, hanno lanciato un appello per boicottare le prossime olimpiadi di Pechino. Probabilmente può essere un grido d’allarme per far sì che si muova qualcosa, una giusta protesta per sollevare un problema che non deve essere solo dei tibetani, mentre egoisticamente quasi tutto il mondo se ne sta lavando le mani.
Repressione neofascista
In Italia, le forze dell’ordine pensano di essere in guerra non solo contro la criminalità, ma spesso contro qualsiasi cittadino osi contraddirli o si opponga alla loro pazzia ed esaltazione.
Un esempio eclatante, agghiacciante e raccapricciante di questo modus operandi è stato il G8 di Genova, nel 2001.
La caserma di Bolzaneto che ospitava manifestanti pacifici, italiani e non, fu trasformata in un mattatoio, in un museo degli orrori. Esseri umani trattati come bestie da macello, picchiati senza motivo, costretti a stare in piedi con le mani alzate per ore, magari con le ossa rotte. Sangue ovunque, sui muri, sui pavimenti, sui termosifoni.
Nessuno dei ragazzi era armato. Il blitz della polizia effettuato nella scuola Diaz rasentava l’orrore. Sembrava una retata neofascista, un rastrellamento. La libertà in paesi come l’Italia viene negata senza alcun scrupolo. La repressione di chi si ribella è al primo posto, in qualsiasi tipo di regime. La dignità umana non esiste in questi casi.
Nel video che segue avrete la possibilità di ascoltare alcune testimonianze di persone coinvolte in quella mattanza. Troverete anche la trascrizione di alcuni racconti a dir poco terrificanti, per coloro che non sono in grado di visualizzare il video su YouTube.
“Qualcuno dovrà pur spiegare l’odio e la violenza, le barbarie, la crudeltà gratuita. L’accanimento. Gli insulti, le umiliazioni, le botte. I capelli tagliati a colpi di forbice, gli sputi, i volti marchiati, le dita spezzate”
NICOLA DOHERTY (Londra): Erano le cinque del mattino quando siamo arrivati a Bolzaneto e abbiamo lasciato Bolzaneto più o meno trenta ore dopo. Ci hanno fatto mangiare pochissimo e ci hanno privato del sonno. Inoltre ci hanno costretto a restare contro il muro per molto tempo. Siamo stati continuamente minacciati e spinti lungo i corridoi. Avevo un polso rotto, e mi hanno fatto stare contro il muro per circa mezz’ora, e lo so perchè guardavo l’orologio. Ogni volta che le mie braccia scivolavano giù, un poliziotto si avvicinava e urlava di tenere in alto le mani.
LENA ZUHLKE (Amburgo): Continuavano a colpirmi il fianco destro. Sentivo le costole spezzarsi. Allora ho cercato di proteggere le costole con il braccio. Era terribilmente doloroso. E poi… mi hanno ferito alla testa e ho sentito il sangue caldo che mi colava sulla faccia. Il piano era completamente immerso nell’oscurità (…) perciò riuscivo solo a vedere le loro scarpe e i loro pantaloni. Ero sdraiata sul pavimento, non riuscivo a vedere i volti. Poi mi hanno afferrato la testa e trascinato verso le scale. Mi ricordo che c’era del fumo (…) ed era quella roba che esce dagli estintori. L’avevano gettata addosso al mio ragazzo mentre giaceva sul paviemento (il fumo che esce dagli estintori è composto da materiali chimici atti a soffocare, anche un essere umano voltendo. Sono altamente dannosi per la salute e possono provocare la morte. NdR). Mi hanno afferrato per la testa e mi hanno trascinato per le scale. (…) Continuavano a colpirmi dietro alla testa. Io pensavo “se mi fanno scendere le scale così mi spezzeranno i denti” perciò ho puntato le braccia per evitare che la faccia sbattesse con forza sulle scale. E loro mi colpivano le dita. Quando siamo arrivati giù hannori cominciato a picchiarmi. Mi hanno afferrato la testa e abbiamo disceso un altro piano. (…) Il poliziotto mi portava tenendomi per la testa, che era all’altezza dei suoi fianchi. (…) Continuavano a colpirmi le braccia e le costole. Poi mi hanno buttato sopra altre due persone che giacievano lì per terra ma non si muovevano più. La mia testa è andava a sbattere contro il muro. Un braccio proteggieva le costole, l’altro si muoveva in modo strano, non riuscivo a controllarlo. Mentre mi picchiavano, il livello di adrenalina era così alto che inibiva la sensazione del dolore. Ma dopo il dolore si è fatto sentire.
VERGOGNA!
L’ultima intervista
Ecco l’ultima intervista di Paolo Borsellino (in versione integrale) rilasciata ai due giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Jean-Pierre Moscardo di Canal Plus, il 21 maggio 1992 e pubblicata da l’Espresso l’8 aprile 1994.
Quando avrete finito di leggerla, forse capirete perchè è stata l’ultima.
Tra queste centinaia di imputati ce n’è uno che ci interessa: tale Vittorio Mangano, lei l’ha conosciuto?
«Sì, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxiprocesso, e precisamente negli anni fra il ‘75 e l’80. Ricordo di avere istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane e che presentavano una caratteristica particolare. Ai titolari di queste cliniche venivano inviati dei cartoni con una testa di cane mozzata.
L’indagine fu particolarmente fortunata perché – attraverso dei numeri che sui cartoni usava mettere la casa produttrice – si riuscì rapidamente a individuare chi li aveva acquistati. Attraverso un’ispezione fatta in un giardino di una salumeria che risultava aver acquistato questi cartoni, in giardino ci scoprimmo sepolti i cani con la testa mozzata. Vittorio Mangano restò coinvolto in questa inchiesta perché venne accertata la sua presenza in quel periodo come ospite o qualcosa del genere – ora i miei ricordi si sono un po’ affievoliti – di questa famiglia, che era stata autrice dell’estorsione. Fu processato, non mi ricordo quale sia stato l’esito del procedimento, però fu questo il primo incontro processuale che io ebbi con Vittorio Mangano. Poi l’ho ritrovato nel maxiprocesso perché Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come uomo d’onore appartenente a Cosa Nostra».
Uomo d’onore di che famiglia?
«L’uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane».
E questo Vittorio Mangano faceva traffico di droga a Milano?![]()
«Il Mangano, di droga… (Borsellino comincia a rispondere, poi si corregge, ndr), Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti, risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo nel corso della quale lui, conversando con altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita d’eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come “magliette” o “cavalli”».
Comunque lei in quanto esperto, lei può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono vuol dire droga?
«Sì. Tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta in dibattimento, tant’è che il Mangano fu condannato al dibattimento del maxiprocesso per traffico di droga». (Il Mangano è stato sottomesso al processo dibattimentale ed è stato condannato per questo traffico di droga. Credo che non venne condannato per associazione mafiosa – beh, sì per associazione semplice – riporta in primo grado una pena di 13 anni e 4 mesi di reclusione più 700 milioni di multa… La sentenza di Corte d’Appello confermò questa decisione di primo grado…, ndr).
Quando ha visto per la prima volta Mangano?
«La prima volta che l’ho visto anche fisicamente? Fra il ‘70 e il ‘75».
Per interrogarlo?
«Sì, per interrogarlo».
E dopo è stato arrestato?
«Fu arrestato fra il ‘70 e il ‘75. Fisicamente non ricordo il momento in cui l’ho visto nel corso del maxiprocesso, non ricordo neanche di averlo interrogato personalmente. Si tratta di ricordi che cominciano a essere un po’ sbiaditi in considerazione del fatto che sono passati quasi 10 anni».
Dove è stato arrestato, a Milano o a Palermo?
«A Palermo la prima volta (è la risposta di Borsellino; ai giornalisti interessa capire in quale periodo il mafioso vivesse ad Arcore, ndr)».
Quando, in che epoca?
«Fra il ‘75 e l’80, probabilmente fra il ‘75 e l’80».
Ma lui viveva già a Milano?
«Sicuramente era dimorante a Milano anche se risulta che lui stesso afferma di spostarsi frequentemente tra Milano e Palermo».
Clicca su “Leggi tutto…” per leggere tutta l’intervista.
Cittadini robot

Si parla di politica. Si parla di sistemi. Si parla di valori, di principi e si parla anche di benessere. Un benessere meritato e conquistato. Un benessere solo ed esclusivamente economico (che non è poco, ma non è neanche tutto).
Vivo in un paese dove il male peggiore sembra non essere la politica malata, ma la rassegnazione di chi, una volta raggiunto un apparente benessere, decide di incrociare le braccia e rimanere passivo, demolendo i sogni di un ragazzo che ha ancora qualche speranza, benchè misera.
Nessuno può cambiare lo stato attuale delle cose. Si può fare qualcosa – forse – a livello locale, comunale – già regionale sarebbe difficile – ma non si può fare nulla per provare a cambiare la politica Italiana ai vertici, quella politica che risulta essere la più malata d’Europa con i politici più corrotti e “condannati” d’Europa.
Ed io allora per cosa rimango qui? Per quale motivo studio? Solo ed esclusivamente per prendere uno stipendio a fine mese. Non devo fare nient’altro, e tutto risulta essere molto molto semplice. La mafia dilaga in ogni settore? Che problema c’è, io ho il mio stipendio, il sistema gira in questo modo, ergo non devo preoccuparmi di niente.
Ho solotanto 19 anni, ed è per questo che sento il bisogno di cambiare le cose. Quando raggiungerò una posizione e avrò uno stipendio, sarò come tutti gli altri: un cittadino robot non-pensante che giustificherà le malsane azioni del proprio governo malato (e forse totalitario) e ringrazierò i politici per il mio stato di benessere (ammesso che ci arrivi), benessere tra l’altro raggiunto con i miei sforzi, non con i loro.
Questa è la filosofia dell’Italiano rassegnato, passivo, privo di ogni scopo personale, che non vede alcun futuro davanti a sè, che non vuole formarsi una vita libera non solo economicamente.
Siamo tutti liberi! Questo è lo slogan che vogliono farci imparare. E ricorda tanto lo slogan orwelliano “Freedom Is Slavery“, la libertà è schiavitù, il quale veniva pronunciato a ripetizioni dagli schermi del Grande Fratello, che non era altro che un burattino manovrato da un gruppo di politici totalitari.
Purtroppo oggi, in Italia, non vedo alcuna differenza tra il 1984 di Orwell e il 2008 di Veltroni e Berlusconi. Citatemi qualsiasi esempio di libertà che credete di possedere e io ve lo smonterò in un batter d’occhio. Non siete liberi quando guardate la tv, quando leggete i giornali, quando scegliete quale film andare a vedere al cinema e sopratutto, caso eclatante di incostituzionalità, NON SARETE LIBERI NEMMENO QUANDO ANDRETE A VOTARE.
Tra vent’anni vi saprò dire se sarò un cittadino robot oppure se avrò combattuto per quello in cui credo, anche qualora tutto ciò comportasse l’emigrazione in un altro stato.

Come non votare
Sapete che c’è un modo per astenersi dal voto, però votando ed esercitando così un nostro diritto, non rimandendo passivi? Forse non lo sapete perchè nessuno ne parla mai, nessun telegiornale, nessun giornale (ma va?!), proprio nessuno!
Ecco come fare.
Quando si va al seggio e dopo che le schede sono vidimate si dichiara che ci si rifiuta di votare e si vuole che sia messo a verbale. Le schede di rifiuto sono CONTATE e sono VALIDE, contrariamente alle schede nulle o bianche o all’astensione dal voto. Nessun mass-media ne parla, sembra che i giochi siano già fatti, e probabilmente molti andranno a votare il “meno peggio”.
Nel caso le schede di rifiuto arrivassero a un numero molto elevato (cosa mai successa nelle elezioni italiane) ci sarebbe qualche problema nell’assegnare i seggi vuoti e i mass-media sarebbero obbligati a parlarne.
L’astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione. Quindi, se per assurdo nella consultazione elettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione della volontà popolare e si procederebbe quindi all’attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre schede.
Altresì le schede bianche e nulle, fanno sì percentuale votante, ma sono ripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ripartire nel cosiddetto premio di maggioranza…(per assurdo sempre votando bianca o nulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le suddette schede andrebbero attribuite nel premio del PDL).
Esiste, però un METODO DI ASTENSIONE, che garantisce di essere percentuale votante (quindi non delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza. E’ infatti facoltà dell’elettore recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione; è possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE, UNA BREVE DICHIARAZIONE IN CUI, SE VUOLE, L’ELETTORE HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE LE MOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO (es. Nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta).





