La politica e i Probi Viri
Salvatore Cuffaro, candidato da Pier Ferdinando Casini per l’UDC, è stato eletto al senato dopo essere stato condannato – in primo grado – a 5 anni per favoreggiamento di Cosa Nostra, con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Fermo restando che, come recita l’articolo 27 della nostra costituzione, l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva, che cosa dovrebbe fare un politico per rendersi inaffidabile nei confronti del proprio partito?
In un qualsiasi altro paese dell’Unione Europea, o del mondo civilizzato, la sola vicinanza con un’associazione di tipo mafioso (o criminale) implicherebbe il completo allontanamento dalla vita politica. Per qualche assurdo (ma non incomprensibile) motivo, proprio in Italia, ciò non avviene. Anzi: più si è collusi con la mafia più si raggiungono posizioni di rilievo. Come disse Marco Travaglio in uno dei suoi discorsi: “se si è collusi con la mafia, nel peggiore dei casi, se ti va proprio male, diventi presidente del consiglio”.
Ecco che cosa pensava invece il grande Paolo Borsellino, vittima di Cosa Nostra.
Ora l’equivoco su cui spesso si gioca é questo, si dice: quel politico era vicino al mafioso, quel politico é stato accusato di avere interessi convergenti con l’organizzazione mafiosa, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico é un uomo onesto. E NO! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale. Può dire beh ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria, che mi consente di dire quest’uomo é mafioso. Però siccome dall’indagine sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioé i politici, cioé le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, cioé i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituivano reato, ma erano o rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si é nascosti dietro lo “schermo” della sentenza e detto: questo tizio non é mai stato condannato, quindi é un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che é disonesta, che non é stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’é il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia e non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al proprio interno di tutti coloro che sono raggiunti, ovunque, da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reato.”
Paolo Borsellino (26 gennaio 1989)
Borsellino viene sempre citato e preso in causa dai politici quando fa comodo a loro. Queste “regole“, quasi ovvie, fondamentali per smantellare la collusione tra politica e mafia in Italia, vengono taciute. Ci si chiede quindi se è soltanto una questione di omertà, oppure se vi è una intenzionale volontà a favorire un sistema di tipo mafioso.
La seconda opzione, quasi sempre, si è rivelata la più veritiera.
Segnalazioni:
Scusate il disturbo (di Marco Travaglio)
Guarda il video di Sgarbi e Travaglio ad Annozero
Ora l’equivoco su cui spesso si gioca é questo, si dice: quel politico era vicino al mafioso, quel politico é stato accusato di avere interessi convergenti con l’organizzazione mafiosa, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico é un uomo onesto. E NO! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale. Può dire beh ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria, che mi consente di dire quest’uomo é mafioso. Però siccome dall’indagine sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioé i politici, cioé le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, cioé i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituivano reato, ma erano o rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si é nascosti dietro lo “schermo” della sentenza e detto: questo tizio non é mai stato condannato, quindi é un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che é disonesta, che non é stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’é il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia e non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al proprio interno di tutti coloro che sono raggiunti, ovunque, da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reato.”




