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Editto italiano

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E’ ufficiale: Marco Travaglio è un personaggio scomodo, che sarà elminato al più preso dalle reti televisive pubbliche. Lo ha dichiarato Paolo Romani: « Sostengo una cosa banale e ovvia: chi dice solo parte della verità, non è un giornalista compatibile con il servizio pubblico ».

Questa volta, l’editto “italiano” è ancora peggio di quello bulgaro pronunciato dal Cavaliere. « È una limitazione grave e inconcepibile della libertà di parola per un Paese democratico » ha dichiarato Antonio Di Pietro. E’ una situazione al limite dell’assurdo.

Travaglio ha detto che « Dalla tragedia siamo passati alla farsa (citando Marx, ndr), con questo che più che altro mi sembra un edittino… Ma, onestamente, prendere sul serio le parole di Romani mi sembra eccessivo ». Ha poi aggiunto: « rischio di montarmi la testa nel vedere quanta importanza viene data ai cinque o sei minuti in cui sono presente in tv… »

Inoltre, bisogna sottolineare la sostanziale contraddizione presente nelle parole di Paolo Romani. Affermare che Travaglio “dice solo parte della verità”, significa ammettere che almeno le “poche” parole pronunciate da quest ultimo siano vere. Quindi, logicamente, ci si aspetterebbe da una persona mentalmente stabile (qualità non riconoscibile in Romani) un favoreggiamento dell’attività di un giornalista serio come Travaglio. Cosa che invece non accade. Ma non ci meravigliamo più di tanto.

Sostenere che “chi dice parte della verità non è un giornalista compatibile con il servizio pubblico”, significa altresì sostenere che sono compatibili soltanto coloro che non dicono la verità (e di questo ce ne siamo ampliamente accorti) giacchè i giornalisti che diffondono verità “complete” (non parziali, come Travaglio in questo caso, secondo Romani, ndr) sono anch’essi considerati non-idonei, o criminali. Forse questo piccolo cavillo dialettico, a Romani, nessuno gliel’ha fatto notare.

Insomma, c’era da aspettarselo. In Italia i giornalisti seri non lavorano in televisione. I giornalisti della BBC, ogni giorno, divulgano notizie spesso scottanti. L’effetto di questa divulgazione, nel migliore dei casi, è la dimissione del personaggio preso in causa.

Nel 2002, Marco Travaglio scrisse su L’Espresso un articolo, sostenendo le stesse identiche tesi espresse durante il programma di Fabio Fazio ‘Che tempo che fa’. Renato Schifani lo querelò. Il caso fu aschiviato per “sostanziale veridicità delle affermazioni riportate dal giornalista”.

Tutti coloro che accusano Travaglio sono a conoscenza di questi fatti. Proprio per questo motivo voglio eliminare, senza il minimo pudore, ogni tipo di fonte libera di informazione.

I politici che ci governano infangano la nostra costituzione. Bisognerebbe vergognarsi di essere italiani.

Ecco l’articolo 21 della Costituzione Italiana. Vergognamoci insieme.

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

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