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Archive for Maggio 25th, 2008

Museruola ai giornalisti italiani

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[Pubblico un articolo tratto dal quotidiano tedesco Deutsche Welle, del 16 Maggio 2008. Ecco cosa pensano i tedeschi dei giornalisti italiani e dell'informazione nel nostro paese]

La libertà di stampa in Italia non è messa bene: Un giornalista biasima pubblicamente il passato mafioso di politici e viene attaccato dalla critica. Per questo motivo, tanti giornalisti preferiscono non toccare questo argomento.

Il moderatore televisivo Fabio Fazio sapeva cosa rischiava avendo il giornalista Marco Travaglio come ospite nella sua trasmissione. Travaglio non dice le cose a metà, specie se si tratta della discussione di politici italiani. È noto come il giornalista più critico d’Italia. Di conseguenza durante la trasmissione ha detto apertamente quello che tutti già sapevano: vent’anni fà Renato Schifani aveva lavorato con un boss della mafia. Contrariamente a Travaglio nessuno ne parla, tantomeno pubblicamente. Così non é il rapporto con la mafia che fa furore, bensì il fatto che se ne parli apertamente.

Molti giornalisti non vogliono irritare Berlusconi

Il moderatore Fabio Fazio si è dissociato da Marco Travaglio già durante l’intervista, guardando imbarazzato la telecamera come se cercasse lo sguardo di Silvio Berlusconi per porgli le sue scuse. Il motivo è che a Silvio Berlusconi non piacciono assolutamente questo tipo di verità scomode sui suoi amici di partito, tra i quali il politico siciliano di Forza Italia ed attuale presidente del senato, Renato Schifani.

Il vero e proprio scandalo scivola in secondo piano: ossia, l’appena nominato presidente del senato gestiva la società di brokeraggio assicurativo Sikula Brokers assieme al socio Mandalà, boss mafioso in seguito condannato, e aveva avuto l’incarico di esperto per il consiglio comunale di Villabate, vicino a Palermo, consiglio poi sciolto per infiltrazione mafiosa. È invece Travaglio ad essere additato per averne parlato pubblicamente.

I politici si tengono uniti – contro i giornalisti

La televisione di stato, la RAI, che ha trasmesso in diretta il colloquio con Marco Travaglio, si è gia espressa pubblicamente porgendo le sue scuse a Schifani - soddisfando i partiti del governo. Ma anche Giovanna Melandri, responsabile della comunicazione del governo ombra (l’opposizione), ha salutato questa decisione. Nessuno del partito di Walter Veltroni ha difeso Marco Travaglio. Ma il giornalista osteggiato c’è ormai abituato e non ci fa caso poiché sa che non stà diffondendo falsità. “Sono giornalista e non mi interessa cosa dicono i politici di me. I giornalisti devono informare sui fatti ed è quello che ho fatto.”

Marco Travaglio sa fare il suo mestiere ed ha un etica professionale, che sembra persa da molti giornalisti italiani, ai quali e’ stata praticamente tolta. Secondo Travaglio è una tragedia che i giornali ormai si limitino a scrivere quello che si è visto in televisione il giorno prima. Tali notizie sono infatti scelte dai politici. “Attraverso organi di sorveglianza mettono una museruola alla libertà di stampa, i giornalisti lo sanno, e si comportano di conseguenza”, dice Travaglio.

All’italiano interessa poco, cosa combinano i politici

Di conseguenza non ci sarebbe neanche bisogno di censura: se certi temi vengono esclusi sin dal principio è perchè i giornalisti temono fastidi. Nel contempo si osserva che la società italiana diventa sempre più ottusa. Tanti italiani alzano le spalle annoiati quando si tratta delle vesti non tanto candide dei loro politici. Lo scrittore Nanni Ballestrini la chiama “dittatura morbida”. Tutta la società ne sarebbe colpita sin dall’inizio dell’Era Berlusconi.

Travaglio avrebbe detto qualcosa che non è nuovo e che si può verificare. “Ma nessuno verifica perchè lascia indifferenti gli italiani. Al contrario: se un politico si comporta così, vuol dire che è abile e lo si ammira persino. Come Berlusconi, il cui fascino è suscitato anche dal fatto che è iscritto a talmente tanti processi”, dice Ballestrini. Ciononostante a Berlusconi non piace se si parla pubblicamente nei media di questi processi. Nelle sue stesse emittenti televisive basta una chiamata per impedire la diffusione di notizie critiche. Nella televisione di stato, la RAI, la sua influenza non è ancora così diretta, però è percepibile. In Italia sono i partiti ad attribuire le posizioni nella direzione della RAI ai loro candidati preferiti. E già molto presto si deciderà sulla nuova assegnazione di queste posizioni.

[Articolo originale di Kirstin Hausen]

Traduzione tratta dal sito Italia dall’Estero.

Decreto salva Rete4

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Ecco il tanto discusso decreto “salva Rete 4″. Dopo che Romani ha dichiarato che questo emendamento non è assolutamente una legge ad hoc per salvare una delle tre reti mediaset, Fedele Confalonieri, a margine dell’assemblea di confindustria, ha risposto alle domande dei giornalisti affermando che “è un decreto sacrosanto, soprattutto per Rete 4″. Almeno dovrebbero mettersi d’accordo su chi racconta le balle, e anche quando debbano raccontarle. Altrimenti si fanno queste brutte figure. Povero Romani.

Al Disegno di legge n. 6 della Camera, di conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, recante disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee è stato aggiunto dal governo l’emendamento 8. 015 , che modifica il Testo unico della radiotelevisione:
“Dopo l’articolo 8, aggiungere il seguente: “Art. 8-bis. – 1. L’articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, è sostituito dal seguente:

«1. Fatti salvi i criteri e le procedure specifici per la concessione dei diritti di uso delle radiofrequenze per la diffusione sonora e televisiva, previsti dal Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, in considerazione degli obiettivi di tutela del pluralismo e degli altri obiettivi di interesse generale, la disciplina per l’attività di operatore di rete su frequenze terrestri in tecnica digitale si conforma ai principi della direttiva 2002/77/CE della Commissione del 16 settembre 2002 e della direttiva 2002/20/CE del Parlamento europeo e delConsiglio del 7 marzo 2002 [1]. Tale attività è soggetta al regime dell’autorizzazione generale, ai sensi dell’articolo 25 del Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259».

2. Le licenze individuali già rilasciate ai sensi della deliberazione dell’AGCOM n. 435/01/CONS, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono modificate, su iniziativa del Ministero dello sviluppo economico, allineandole alle disposizioni del presente articolo. È abrogato l’articolo 25, comma 12, della legge 3 maggio 2004, n. 112.

3. Fermo restando quanto stabilito dalla vigente normativa in materia di radiodiffusione televisiva, il trasferimento di frequenze tra due soggetti titolari di autorizzazione generale avviene nel rispetto dell’articolo 14 del Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni. La prosecuzione nell’esercizio degli impianti di trasmissione è consentita a tutti i soggetti che ne hanno titolo, anche ai sensi dell’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, fino alla scadenza del termine previsto dalla legge per la conversione definitiva delle trasmissioni televisive in tecnica digitale, nel rispetto del programma per il passaggio definitivo alla trasmissione televisiva digitale di cui al comma 5 e dell’attuazione del Piano nazionale di assegnazione delle frequenze.

4. Nel corso della progressiva attuazione del piano di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale terrestre, nel rispetto del relativo programma di attuazione di cui all’articolo 42, comma 11, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, i diritti di uso delle frequenze per l’esercizio delle reti televisive digitali saranno assegnati, in base alle procedure definite dall’Autorità nella delibera n. 603/07/CONS e sue successive modificazioni e integrazioni, nel rispetto dei principi stabiliti dal diritto comunitario, basate su criteri obiettivi, proporzionati, trasparenti e non discriminatori.

5. Al fine di rispettare la previsione dell’articolo 2-bis, comma 5, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, e successive modificazioni, e di dare attuazione al piano di assegnazione delle frequenze, con decreto del Ministro dello sviluppo economico non avente natura regolamentare, d’intesa con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, è definito, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, un programma per il passaggio definitivo alla trasmissione televisiva digitale terrestre con l’indicazione delle aree territoriali interessate e delle rispettive scadenze”.

Written by matteo89

Maggio 25, 2008 alle 1:11 pm