Ideoteca

Archive for Giugno 26th, 2008

La lettera di David Mills

nessun commento

Ecco la prova schiacciante che confermerebbe l’effettiva colpevolezza di Berlusconi per quanto riguarda il processo Mills. L’attuale primo ministro è infatti accusato di corruzione per aver “regalato” 600.000 dollari ad un suo avvocato inglese (David Mills appunto), per “ringraziarlo” dopo che egli aveva testimoniato il falso di fronte ai giudici nel processo delle mazzette alla Guardia di Finanza e nel processo dei fondi neri di All Iberian (Berlusconi fu assolto nel 2005 poichè il reato era stato depenalizzato dallo stesso imputato, così come i termini di prescrizione erano stati dimezzati).

Ripercorriamo brevemente la vicenda e poi gustiamoci assieme quel gioiello, frutto della corruzione di Silvio Berlusconi.

« Un giorno l’avvocato Mills, già consulente della Fininvest per la finanza estera, inglese, scrive una lettera al suo commercialista, Bob Drennan. Gli dice: “guarda che mister B. – che sarebbe il nostro presidente del Consiglio – mi ha fatto avere in Svizzera, tramite un suo dirigente, Bernasconi che poi è morto – seicentomila dollari. Me li ha fatti avere in nero, perché quelli sono un regalo in cambio delle mie testimonianze reticenti davanti al tribunale di Milano. Quando sono stato chiamato a testimoniare contro di lui, su di lui, nel processo delle mazzette alla GdF e nel processo dei fondi neri di All Iberian, io non è che proprio ho mentito. Ho fatto lo slalom, ho fatto lo zig zag. Non ho detto tutto quello che sapevo, e l’ho tenuto fuori – dice testualmente Milss al suo commercialista – da un mare di guai”. Questo, in Italia, ma anche in Inghilterra, si chiama falsa testimonianza perché ha giurato di dire tutta la verità. E se uno in cambio di una falsa testimonianza poi prende dei soldi questa si chiama corruzione giudiziaria del testimone.

Perché noi sappiamo di questa lettera? A Londra, il commercialista Drennan, tenuto a regole di comportamento etico strettissime, con un codice deontologico severissimo, letta quella lettera dice: “qui c’è puzza di mazzette. Qui c’è puzza di evasione fiscale”. Che cosa fa? Copre il suo cliente? Ma manco per sogno. Lo denuncia al fisco inglese. Parte l’indagine e le carte vengono trasmesse al tribunale di Milano per i reati commessi da quello che gli ha dato i soldi »

Ed ecco la lettera. Mr B è chiaramente Mr Silvio Berlusconi.

Caro Bob,

Ecco un riassunto dei fatti rilevanti.

Nel 1996 mi sono ritrovato con un dividendo di circa 1.500.000 sterline, originato dalle società di Mr B (cioè Berlusconi, ndr), al netto di spese e imposte.

Si trattava di un’iniziativa a puro titolo personale: mi sono assunto la responsabilità del rischio e ho tenuto fuori i miei soci.

Saggiamente o meno, ho informato i miei soci di ciò che ho fatto e, dal momento che per loro si è trattato di un sostanziale guadagno inatteso, mi sono offerto di pagare a ciascuno di loro, gesto che credevo essere [sic] abbastanza generoso, una cifra di circa 50.000£ o 100.000£ (credo).

Il che dimostra quanto ci si possa sbagliare, poiché insistettero affinché la transazione venisse registrata come un profitto societario. Per evitare cause legali (ci eravamo appena fusi con la Withers) ho accettato di depositare il danaro presso la mia banca fino a quando non si sarebbe stati sicuri che non venisse reclamato da terzi.

Nel 2000 era chiaro che nessuno avrebbe reclamato quel danaro (lo sapevo fin dall’inizio) e così è stato prelevato dal mio deposito e corrisposto; ho trattenuto solo 500.000£ di ciò che a quel punto si avvicinava a 2.000.000£.

Quindi tutti quei rischi e costi non mi sono valsi molto. Il costo più grande è stato lasciare la Withers. Non mi hanno chiesto di andarmene, ma mi sono sentito così a disagio, perché i miei soci della Macenzie Mills si erano presi la maggior parte dei benefici senza correre alcun rischio, che davvero non me la sono sentita di restare.

Ho trascorso gli anni 1998, 1999 e 2000 lavorando in proprio come avvocato, ed era evidente che i processi sarebbero andati avanti, che ci sarebbero stati avvocati da pagare e che avrei corso il rischio di essere accusato di qualcosa – il che si sta ora per verificare a seguito dell’ultima indagine, della quale tu sei al corrente.

Mi sono mantenuto in stretto contatto con le persone di B, che conoscevano la mia situazione.

Conoscevano, in particolare, come i miei soci si presero la maggior parte del dividendo; sapevano anche che il modo in cui io ho saputo rendere la mia testimonianza (non ho detto bugie, ma ho superato dei passaggi davvero complessi, per essere delicati) aveva tenuto Mr. B al riparo da un enorme quantità di guai nei quali l’avrei cacciato se avessi detto tutto ciò che sapevo.

Attorno alla fine del 1999, mi hanno detto che avrei ricevuto del danaro, che avrei potuto considerare come un prestito a lungo termine o come un regalo. 600.000$ sono stati depositati in un hedge found e mi è stato detto che sarebbero rimasti a mia disposizione in caso di necessità.

(Sono stati messi in un fondo perché avevo discusso di questo fondo con la persona connessa alle organizzazioni di B in molte occasioni ed era un modo indiretto di rendere i soldi disponibili.)

Per ovvie ragioni (a questo punto ero ancora un testimone d’accusa, ma la mia deposizione era già stata resa) era necessario agire con discrezione. E questo era un modo indiretto.

Alla fine del 2000 volevo investire in un altro fondo, e la mia banca mi ha fatto un prestito, avente la mia casa come garanzia etc, dell’ammontare di circa 650.000 euro. L’ho estinto liquidando i 600.000$. Allego una copia del conto in dollari.

Ho considerato il pagamento come un regalo. Cos’altro poteva essere? Non ero un loro dipendente, non agivo in loro nome, non facevo nulla per loro, avevo già reso la mia testimonianza, ma di sicuro c’era il rischio di futuri costi legali (come c’erano stati) e una buona dose d’ansia (che poi c’è stata certamente).

Così è continuato per più di otto anni fino a oggi. Il mio contratto era a conoscenza di quanto la mia capacità di generare reddito fosse stata danneggiata, e nel 1998 e nel 1999 ero stato in grado di inviare ad alcune compagnie delle parcelle dal mio studio, che sono state pagate e hanno incrementato il mio reddito. Ma questa era un’altra cosa.

Poiché ero abbastanza sicuro che la mia posizione in relazione alla CGT (tassa sul capital gain, n.d.t.) fosse complessivamente negativa, non ho dichiarato nulla in merito a queste transizioni. Se le si guardano attentamente (per esempio, da dove vengono i soldi per comprare le azioni Centurion?), sono ovviamente preoccupato sul da farsi e su come questa faccenda debba essere gestita al meglio.

Ti allego i documenti rilevanti.

Cordialmente, David Mills

* * * * *

(La lettera è stata tradotta dal blog 2più2uguale5. Per l’eggere l’originale: clicca qui)

SEGNALAZIONI

Autoconvocatevi ! - Di Piero Ricca

Pronto Silvio? Le telefonate tra Silvio Berlusconi e i suoi uomini sulle attrici e la spallata al Governo Prodi (fonte: l’espresso.repubblica.it)

Al Tappone, esperto in comunicazione. – di Roberto Corradi

Un’altra volta no

nessun commento

Qualche giorno fa, l’importantissimo nonchè manipolatissimo Tg1 aveva citato un articolo «dell’autorevole quotidiano inglese Financial Times» nel quale si appoggiava la politica anti-magistratura che il Cainano sta portando avanti. Ebbene, questa mattina il Financial Times, sempre lui, sempre autorevole come qualche giorno fa, ha pubblicato un articolo dall’eloquente titolo: Oh no, not again. “Oh no, un’altra volta no”. Titolo e articolo palesemente riferiti alle recenti manovre del premier per “bloccare” i suoi processi e farla franca.

Ecco l’articolo del Financial Times tradotto da Giulia Alliani:

Silvio Berlusconi è in carica da quasi 50 giorni. Assistere allo spettacolo del suo nuovo governo in azione è un po’ come mettersi a rivedere un vecchio e brutto film.

Quando il leader di Forza Italia si trovò per l’ultima volta al governo, dal 2001 al 2006, impiegò troppo tempo a confezionare leggi utili a proteggere se stesso dalle inchieste giudiziarie e troppo poco a varare riforme utili a stimolare l’economia italiana, che si trova in stato comatoso.

Naturalmente, é ancora troppo presto per dare un giudizio definitivo, ma l’ultimo saggio fornito dal governo ha già le caratteristiche di un nuovo spettacolo dell’orrore. Ancora una volta, il settantunenne primo ministro sta dedicando le sue energie politiche alla confezione di leggi che lo proteggano dalle inchieste dei pubblici ministeri.

Vuol far approvare una legge che sospenderebbe per un anno i processi in cui il reato presunto prevede una pena superiore ai 10 anni. Se questa legge dovesse passare, affonderebbe definitivamente un processo in programma il mese prossimo in cui Berlusconi é accusato per aver pagato 600.000 dollari al suo avvocato inglese David Mills. Ovviamente l’opposizione (che non esiste, tranne il partito IDV e pochissimi altri, ndr) ha soprannominato l’emendamento “legge salva-premier”.

Berlusconi non si limita a questo. Sta anche tentando di introdurre una legge che garantirebbe l’immunità alle alte cariche dello stato italiano, lui compreso. Una legge simile sarebbe impensabile nella quasi totalità degli stati occidentali (ma non continuano a dirci che ovunque le alte cariche sono immuni? ndr) e fu ritenuta incostituzionale dalla Corte costituzionale italiana, quando Berlusconi cercò di introdurla l’altra volta, nel 2004.

Adesso che è di nuovo al governo, Berlusconi ritenta. Il tutto potrebbe risultare di modesto interesse se Berlusconi dedicasse le stesse energie a riformare l’economia italiana, ormai in coma. Ma, anche qui, montano i timori. L’ultima volta che é stato al governo, uno degli errori più gravi commessi da Berlusconi fu quello di lasciare fuori controllo la spirale del deficit e del livello del debito.

E’ lecito chiedersi se presto assisteremo al bis. La settimana scorsa il governo Berlusconi ha presentato un Documento di programmazione economico finanziaria che vede salire il deficit pubblico dall’1,9% del Pil del 2007 al 2,5% del 2008.

L’aumento può essere giustificato dal rallentamento della crescita economica ma, da parte di questo governo, non si vede ancora nessun indizio della volontà di esercitare una decisa stretta sulla spesa pubblica. Per il bene dell’Italia, le cose ora devono assolutamente migliorare. Il Paese ha un livello di crescita tra i più lenti della zona Euro. Ha bisogno di un governo serio e responsabile che faccia ripartire l’economia.

Mercoledì, Berlusconi ha detto che i pubblici ministeri italiani l’hanno sottoposto ad un interminabile “Calvario”. Ma, in questa storia, l’unico vero Calvario é quello toccato all’Italia, che ha un disperato bisogno di dare una nuova direzione al proprio destino politico ed economico.

Written by matteo89

Giugno 26, 2008 alle 8:12 pm

Incostituzionalità del “blocca processi”

nessun commento

di Alessandro Pace

A prescindere dagli effettivi (ma non espliciti) motivi che possono aver indotto i senatori Berselli e Vizzini a presentare l’emendamento «sospendi-processi» nel corso della conversione in legge del decreto legge n. 92 del 2008 e a prescindere altresì dal chiaro collegamento di tale emendamento con le vicende personali del Premier (trasparentemente ammesso nella lettera indirizzata da Berlusconi al Presidente del Senato: «excusatio non petita, accusatio manifesta»!), tale emendamento è incostituzionale sotto vari profili.

Innanzi tutto sotto il profilo procedimentale. L’emendamento in questione non ha infatti nulla a che vedere con gli scopi che hanno indotto il Governo ad adottare il decreto legge in questione i quali esplicitamente vengono in esso identificati con l’apprestamento di «un quadro normativo più efficiente per contrastare fenomeni di illegalità diffusa collegati all’immigrazione illegale e alla criminalità organizzata, nonché norme dirette a tutelare la sicurezza della circolazione stradale in relazione all’incremento degli incidenti stradali e delle relative vittime». Conseguentemente, proprio in ragione di tale estraneità, tale emendamento si pone in contrasto con l’art. 77, comma 2 Cost., avendo la Corte costituzionale di recente statuito: a) che la mancanza del requisito della straordinarietà ed urgenza vizia il decreto legge e la relativa legge di conversione (sentenza n. 171 del 2006); b) che è viziato l’emendamento inconferente con le finalità del decreto legge, conseguentemente privo di tale requisito (sentenza n. 128 del 2008).

In secondo luogo, e sotto più aspetti, l’emendamento è manifestamente irrazionale e quindi incostituzionale ai sensi dell’art. 3 Cost. La sua irrazionalità consiste infatti:
1) nella scarsissima credibilità della giustificazione addotta dal Premier, nella citata lettera, secondo cui «questa sospensione di un anno consentirà (…) al Governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accellerazione dei processi penali» (laddove è assai più credibile che la sospensione serva al Premier per far approvare nel frattempo una qualche legge che lo ponga definitivamente al riparo dalle conseguenze del caso Mills, nel quale è imputato del reato di corruzione in atti giudiziari);

2) nella irrazionalità dell’esclusione dal provvedimento di sospensione dei soli reati più gravi, che si pone in palese contrasto con quanto affermato sia da destra che da sinistra durante la recente campagna elettorale, e cioè che dovesse essere prontamente soddisfatta la generale richiesta di sicurezza a fronte della diffusa microcriminalità (mentre qui vengono addirittura esclusi furti, rapine e stupri, e cioè proprio quei reati che il decreto legge n. 92 intenderebbe radicalmente contrastare);

3) nella mancata ricomprensione, tra i reati più gravi (per i quali la sospensione non opera) del reato di corruzione del pubblico ufficiale (tra cui i giudici) e di corruzione in atti giudiziari, che sono forse i reati più gravi in uno «stato di diritto», nel quale la correttezza della conduzione dei processi mira ad assicurare l’eguaglianza di tutti di fronte alla legge.

In terzo luogo, l’emendamento in questione si pone in palmare contrasto con l’art. 112 Cost., il quale, sancendo l’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, costituisce il «punto di convergenza di un complesso di principi basilari del sistema costituzionale, talché il suo venir meno ne altererebbe l’assetto complessivo» (così la Corte costituzionale nella sentenza n. 88 del 1991).

Dal che consegue che, fino a quando esisterà quel precetto costituzionale, il Parlamento, e tanto meno il Governo, potrà vincolare i magistrati a seguire scale di priorità nel perseguimento di dati fatti criminosi (con una sostanziale immunità per i reati pretermessi). Il Parlamento può bensì depenalizzare certi fatti, ma finchè essi sono qualificati reati, tutti devono essere immediatamente perseguiti.

L’amara realtà che ciò non sempre accada dipende non dall’inesattezza di quel principio costituzionale, ma dalla scarsità delle risorse destinate alla Giustizia, dai vuoti di organico e dalla scarsa severità con la quale il CSM in passato ha punito i giudici fannulloni. Ancor più a monte essa dipende dalle altrettanto scarse risorse destinate alla Pubblica Istruzione e quindi alla formazione delle future generazioni alle quali – cosa gravissima – non sono inculcati sin dai primi anni di scuola i valori della nostra Costituzione. Per rendercisi conto di queste indiscutibili verità non occorre che la giustizia resti ferma per un anno e che centomila processi rischino di essere sospesi.

SEGNALAZIONI

Lettera ufficiale inviata da Berlusconi al suo portalettere Schifani – dal blog di Beppe Grillo

Manifestazione “Arrestateci tutti”
Contro la proposta di legge sulle intercettazioni e contro il dl salva Premier
Palazzo di Giustizia di Vercelli, venerdì 27 giugno – ore 9
Scarica il volantino

Sacconi estivi – il video di Roberto Corradi