Bologna Pride, eravamo 20.000
Ieri, dopo anni, Bologna ha di nuovo ospitato il Gay Pride nazionale, una delle feste in maschere più colorate del mondo. Anche Berlino, Parigi, Sofia e Gerusalemme hanno sfilato in contemporanea, rempiendo le piazze e le strade di colori e di arcobaleni, urlando al mondo (in ogni modo possibile) che essere omosessuali non vuol dire affatto essere “una minaccia per la famiglia tradizionale” (qualora esistesse ancora), che essere omosessuali non è affatto contro natura. In natura l’amore omosessuale è presente, è accettato ed è anche contraccambiato.
La parata del pride di Bologna è partita dai Giardini Margherita, ha seguito tutti i viali che circondavano la città arrivando fino in piazza VII Agosto, dove ha avuto luogo la manifestazione principale, con ospiti illustri, politici ed esponenti di molte associazioni umanitarie internanzionali come Amnesty International. Lo striscione che ha aperto la parata recitava “laicità, parità, dignità”, e lo tenevano “orgogliosamente” su Vladimir Luxuria, ex deputata di Rifondazione, Marcella Di Folco, presidente del Mit, Emiliano Zaino, presidente del Cassero, Sergio Lo Giudice e Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay. C’erano anche Vittoria Franco, il ministro ombra del Pd per le pari Opportunità e Alfondo Pecoraro Scanio.
Come ci si poteva aspettare, la stampa e i telegiornali nazionali hanno reagito in modi diversi e alquanto riconoscibili. Il Tg1 non ne ha praticamente parlato. Così come il Tg5. La Repubblica ha dediato un articolo sul sito internet, completo di foto e reportage. Il Resto del Carlino, invece, ha parlato del Gay Pride soffermandosi soprattutto sull’unico “disguido” della parata: due ragazzi che sono caduti da un carro e che non si sono fatti assolutamente nulla. Però il tutto è stato presentato come una tragedia greca che aveva come sfondo una pericolosissima manifestazione “scandalosa”.
Il Bologna Pride, alla fin fine, è stata una coloratissima manifestazione ricca di musica, balli e allegria. Non mancavano di certo gli striscioni, i cartelli e le magliette con frasi provocanti nei confronti del ministro alle pari opportunità, Mara Carfagna, frasi del tutto legittime e legittimate dalle ultime dichiarazioni di quest’ultima.
Assieme ai carri c’erano anche un sacco di famiglie con bambini piccoli e non, a testimonianza del fatto che, contrariamente a quanto detto dal cardinale Cafarra e da tutto l’ambiente clericale, il Gay Pride non è assolutamente una minaccia per la famiglia. Anzi, è una voglia di ampliare il concetto di famiglia. Renderlo accessibile a tutti, senza distinzione di sesso, di razza, di scelte affattive o di naturali inclinazioni.
A Bologna eravamo più di 20.000, forse anche 30.000 visto che in Italia siamo soliti manipolare il numero dei partecipanti alle manifestazioni. Eravamo davvero tanti e questo è un segnale, un piccolo barlume di speranza che ci permette di mantenere vivo un orgoglio e di pensare che forse, un giorno, anche l’Italia apparterrà di più agli Italiani e meno al stato Vaticano e alla politica omofoba.
SEGNALAZIONI
Leggi cosa dicono a proposito del Gay Pride le maggiori testate e i media d’informazione nazionale: Il Messaggero / La Repubblica / Corriere della Sera / Il Resto del Carlino / Il Giornale / Il Tempo / L’Unità / L’Unione Sarda / RaiNews24





