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Privacy e impronte digitali

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Ci stanno quasi esasperando sul tema dell’emergenza intercettazioni. Tutti siamo intercettati, le nostre vite sono continuamente controllate. I giudici e i magistrati spiano ogni nostra mossa tramite il telefono cellulare. Non si può andare avanti così. Serve subito un decreto sulle intercettazioni che tuteli la privacy dei cittadini, privacy che è considerata sacra (o così sembra, NdR).

Però, di sfuggita, in qualche telegiornale, appare una notizia alquanto strana: dal 2010 saranno prese le impronte digitali a tutti i cittadini italiani e saranno anche esposte sulla loro carta d’identità. Questo per non fare discriminazioni nei confronti dei rom, ai quali le impronte verranno prese comunque. E’ come dire: dobbiamo deportare tutti gli esseri umani di una particolare etnia (rumeni, ebrei, rom?) ma per non dare nell’occhio deportiamo anche tutti quelli che stanno vicino a loro. I soliti discorsi assurdi dei nostri politici.

A questo punto sorge spontanea la domanda: ma non c’era questo smisurato bisogno di tutelare la privacy dei cittadini? Il prelevamento delle impronte digitali, anche a coloro che non hanno commesso alcun tipo di reato, è una pratica che non avviene nemmeno in uno dei paesi con i controlli i più rigidi del mondo: gli Stati Uniti.

Le impronte, come spiega Maurizio Molinari in un articolo su La Stampa, vengono prese a chi è oggetto di indagini giudiziarie, ai visitatori stranieri (a tutti, non solo ai rom o a chi appartiene particolari etnie, ndr), ai funzionari del governo o a chi svolte particolari lavori come ad esempio l’insegnante. Ma le impronte digitali di questi ultimi sono completamente assenti dalle loro carte d’identità, dalle loro patenti o dai loro passaporti. E questa è un’assoluta garanzia di riservatezza.

L’assenza delle impronte sui documenti personali dei cittadini americani è dovuta al timore di un indebito uso da parte dello stato federale, in quanto non c’è nulla di più privato delle impronte digitali. Nonostante l’America abbia appena approvato nuove leggi per estendere il controllo delle comunicazioni private dei cittadini (al contrario dell’Italia), via telefono o via internet, continua comunque a considerare le impronte un simbolo delle inviolabili libertà personali. Poichè seguendo le “tracce” lasciate da un impronta si può risalire ad ogni tipo di movimento e abitudine dell’interessato. Anche qualora esso non sia un delinquente (ed è qui il punto).

In Italia le impronte sono considerate un mezzo per fare distinzioni razziali e mediante il quale creare, in chiave moderna, nuove leggi razziali. Questi sono i frutti del nuovo regime berlusconiano. Domani arriverà l’immunità parlamentare, tra qualche mese la riforma della giustizia e poi il completo possesso delle libertà individuali dei cittadini italiani, che saranno annullate.

Dopodomani, invece, io partirò per le vacanze estive. Due settimane in giro per l’Europa. Visiterò tre paesi diversi, paesi dove la democrazia non è soltanto una bella parola. Paesi dove la libertà di espressione esiste nella realtà e non solo come sostantivo. Osserverò, farò domande, video e fotografie. Al mio ritorno avrete la possibilità di consultare tutto il materiale e magari vi verrà voglia di fare un giro fuori dal confine e respirare un po’ di libertà.

Nunc demum redit animus – Finalmente si torna a respirare
(P. C. Tacito, Agricola, a proposito della fine della dittatura di Domiziano )

SEGNALAZIONI

Intercettazioni: un disegno di legge da riformaredi Armando Spataro (procuratore aggiunto a Milano)

Passeranno alla storia come i giorni del bavaglio
Lunedì 21 luglio appuntamento a Milano con Pino Corrias, Peter Gomez, Bruno Tinti e Marco Travaglio contro le leggi-canaglia del governo Berlusconi e per la presentazione del nuovo libro di Chiarelettere: Il bavaglio (autori: Marco Lillo, Peter Gomez, Marco travaglio, introduzione di Pino Corrias).
Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria, 43 – ore 21

Written by matteo89

Luglio 21, 2008 a 2:14 pm

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