Archive for Settembre 2008
Vilipendio al diavolone

Quando dicono che siamo ormai alla frutta, si sbagliano. Siamo molto più in basso. Siamo vicini al degrato più totale. Sia per quanto riguarda la libertà di informazione — ma soprattutto quella di pensiero e di opinione — sia per quanto riguarda la situazione politica. Viviamo in un Paese che ha tantissimi punti in comune con la vecchia Italia di Mussolini. Certo, il tutto è esposto in chiave moderna e mascherato agli occhi della “povera” gente ma, di fatto, sempre di fascismo si tratta.
La prima regola è bloccare l’informazione, sotterrarla, renderla vuota e inutile. La seconda regola sta nell’eliminare gli ultimi soggetti pericolosi, sparando la stronzata più grossa, tanto tutti ci credono. Ad esempio denunciare un attrice satirica, la Guzzanti, per vilipendio al Papa. Solo per aver espresso un suo liberissimo pensiero (che si è poi rivelato lo stesso pensiero di migliaia di altre persone).
Partendo dal presupposto che le affermazioni della Guzzanti possano essere più o meno condivisibili, che possano essere più o meno volgari — e qui inizierei a chiedermi cosa è volgare e soprattutto perchè certe parole vengono considerate volgari solo in determinate circostanze — ecco partendo da questi presupposti, rimane comunque un grosso dilemma in tutta questa vicenda: come fanno a denunciare una persona (la Guzzanti) ritenendola colpevole di un reato che non solo non ha commesso, ma che proprio non esiste!? In nessun codice civile o penale italiano appare il reato di vilipendio al Papa. E anche qualora venisse considerato come un capo di stato estero (perchè in fondo è semplicemente questo), ecco anche in questo caso non sussiste alcun tipo di reato che punisca l’offessa rivolta ad un capo di un altro stato.
Però sono stati bravissimi, minuziosi in ogni dettaglio, quando nei telegiornali e nei giornali ci spiegavano a quanti anni di carcere sarà condannata la Guzzanti — per aver espresso un suo personalissimo parere, e qui si cade nella mentalità e nei meccanismi della politica fascista —.
E la Carfagna? Ve la ricordate la Carfagna? Quella che dopo essere stata accusata di aver fatto dei pompini al presidente del consiglio (accuse documentate da intercettazioni telefoniche) ha detto, fiera del suo ruolo, “io continuerò su questa strada” (complimenti!, NdR). Ecco, lei, infuriata dopo le affermazioni della Guzzanti (che si era limitata a raccontare le intercettazioni telefoniche pubbliche di questa specie di ministro-velina-decelebrata). Anche lei aveva minacciato querele, processi, anni e anni di condanne. Sembrava dovesse scatenarsi l’uragano del secolo. E invece? Niente di tutto questo. Tutti in silenzio. Come dei cani bastonati. Anzi, come dei “froci” bastonati (e qui ci avviamo verso la conclusione).
Le aggressioni per omofobia, in Italia, ogni giorno, sono decine. In ogni città si organizzano dei veri e propri raid anti-omosessuale. A Roma c’è quasi più di un aggressione al giorno. E la chiesa cattolica non fa altro che fumentare questo odio, continuando imperterrita a denigrare in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo chi non si comporta come Adamo ed Eva.
Il primo a comportarsi così è proprio il Papa, Joseph Ratzinger. Che di raid nazisti ne sa qualcosa e, probabilmente, ne sentirà la nostalgia. Ebbene, come scrisse Dante Alighieri nella divina commedia settecento anni fa, e come ha riletto in chiave moderna Sabina Guzzanti, per la legge del contrappasso, il nostro Joseph finirà all’inferno inseguito da “diavoloni frocioni” poichè in vita non ha fatto altro che perseguitare uomini che amavano altri uomini, e donne che amavano altre donne.
Probabilmente all’inferno ci sarà qualche politico che si adopererà per denunciare il diavolo in questione per vilipendio al Papa. O, visto il rovesciamento delle parti, qualcun’altro denuncierà il Papa per vilipendio al diavolone.
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SEGNALAZIONI
Il manifesto degli scienziati antirazzisti – aderisci
la politica delle puttane – la nuova puntata della rubrica di Passaparola con Marco Travaglio
Cala l’otto per mille alla Chiesa Cattolica. E la Cei corre ai ripari – da Micromega.net
Ministro della Complicazione

Sono passati solo pochi mesi dall’elezione di Berlusconi e già sembra di assistere ad uno spettacolo di incantatori di serpenti, dove i politici sono gli incantatori di turno e gli italiani sono i serpenti bamboccioni che si fanno abbindolare dalle bugie che gli raccontano.
Prima delle elezioni il Caimano aveva promesso di togliere la tassa Ici dalla prima casa. Detto fatto. Fu una delle prime norme che il governo introdusse. Che bello. Eravamo tutti contenti, o perlomeno lo erano quelli ipnotizzati dal suo ammaliante sorriso. Sì perchè pare che tra una settimana, grazie alla subdola abilità tipica dei Caimani, che si nascondono sotto il pelo dell’acqua per poi uscire all’improvviso e coglierci di sorpresa, l’Ici tornerà al suo posto, ovviamente sotto mentite spoglie.
Sono così furbi che non solo introdurranno una tassa uguale — se non più esosa di quella precedente —, ma per camuffare il tutto le daranno un nome inglese, internazionale, così che sembri qualcosa di super innovativo, moderno, quasi piacevole. Robin Hood Tremonti l’ha chiamata “Service Tax”. In cosa consiste? In poche parole «tutto quello che viene offerto dal Comune in termini di servizi, dall’aiuola alla pulizia del marciapiede, dal parcheggio all’acqua che ti arriva fino a casa, verrà coperto da questa tassa». Così ha risposto Roberto Calderoni in un’intervista alla Stampa giustificando così in che modo sarà recuperato il “buco” creato dalla cancellazione dell’imposta comunale sugli immobili.
E quando il giornalista osserva che, magari, pagheremo di più per finanziare qualche festa che piace al sindaco, il temerario Ministro delle Semplificazioni osserva che si « scialacquerà una volta sola, perché la gente lo giudicherà e non sarà più rieletto (purtroppo parla dell’eventuale sindaco, non di Berlusconi, NdR) ». Certo, un ministro delle semplificazioni più semplificativo di lui non lo potevamo trovare. Con la Service Tax, è tutto all Inclusive, cioè paghi molto di più ma paghi una volta sola!
Tralasciando la palese contraddizione riguardante l’abolizione di una delle tasse più federaliste mai esistite nel nostro paese, contraddizione sorta poichè la manovra è stata appoggiata anche dal partito che lotta quotidianamente a favore del federalismo; ecco tralasciando tutto ciò sarebbe esilarante passare in rassegna i commenti provenienti da tutto il mondo politico, le solite baggianate. Gasparri vince il premio ed è il primo della lista: ”E’ francamente ridicolo l’accanimento delle minoranze che ancora non accettano la capacità del governo di avviare una vera stagione riformatrice e si inventano piuttosto fasulle nuove tasse“. Forse si riferisce a tasse come la Service Tax, che in realtà l’hanno inventata proprio loro.
Ci tolgono l’Ici e ci piazziano il tappabuchi, che sarà molto più costoso, a quanto pare. E allora, cosa cambia? Nulla. Ma l’importante sono le apparenze. Continuare a dire che l’Ici non tornerà, introducendo sottobanco una tassa che non solo sembra molto simile, ma che pare andrà a rubare molti più soldi dalle tasche degli italiani.
Calderoli, master nelle semplificazioni, ha infine dichiarato: “Piuttosto che reintrodurre l’Ici mi brucio davanti al Quirinale!”. E allora, in fondo, qualcosa di positivo nella reintroduzione dell’Ici ci sarebbe. O no? Cribbio!
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SEGNALAZIONI
Dove si va a finire ogni volta che si vuole spaccare il capello in quattro? – La nuova puntata della rubrica sulla giustizia a cura di Bruno Tinti
Le capre raccomandate

Inizio settembre. Inizio immatricolazioni universitarie. Inizio dei test per le facoltà a numero chiuso, soprattutto per le lauree sanitarie e per quella in Medicina e Chirurgia. Quindi, di conseguenza, inizio delle raccomandazioni e dei concorsi truccati.
Si perchè lo scandalo che ha colpito l’università di Bari era qualcosa di veramente eclatante. Ma voi credete che, ad esempio, l’Università di Bologna — quella della mia città — sia poi tanto meglio? Assolutamente no. Le raccomandazioni ci sono eccome. Tutti i figli dei medici che hanno un irrefrenabile voglia di entrare a medicina, ma che magari sono delle emerite capre, superano il test. Magari anche con ottimi risultati (in graduatoria truccata, s’intende).
Il problema di fondo però è un altro. La raccomandazione in sè non è più reato dal 1997. Ma solo se si tratta di raccomandazione. Non di falsificazione di documenti, di prove di accesso o di concorso pubblico. Questo è un reato, eccome! Raccomandare uno studente facendogli passare il test di Medicina significa, nel caso in cui l’interessato risultasse non idoneo, falsificare il test e di conseguenza la graduatoria. E qui si cade nel penale. Soprattutto se poi si scopre che dietro c’è della concussione, e in Italia ce n’è tanta (vedi caso Mastella-Sanità & Co), che è il reato più grave nei confronti della pubblica amministrazione.
A volte però, si sentono discorsi quasi privi di senso, nonchè contraddittori. Per esempio il grande medico importante, magari primario di qualche reparto o luminare nel campo dei trapianti, decide di individuare quelle tre o quattro persone che hanno un’intelligenza superiore alla media, e che quindi devono entrare per forza nella facoltà, per mettersi al servizio della sanità pubblica e magari salvare centinaia di vite.
Certo, detto così risulta quasi lodevole come azione. Ma io sono fin troppo fiscale e corretto e quindi mi domando: ma se davvero l’intelligenza di queste eventuali persone è sopra la media, perchè non farle partecipare come tutti gli altri alla prova d’ingresso, senza alcun tipo di favoreggiamento? Riuscirebbero a superarla a pieni voti. Invece no.
La risposta che ho cercato di darmi, e che presumo sia quella esatta, è la seguente: nessuno caso di “raccomandazione” ha alle sue spalle un ragionamento di quel tipo. I “raccomandati” — che io chiamerei più propriamente “truccati” — sono semplicemente legati a qualche personaggio “potente”. Chi è amico, chi è cugino, chi è nipote, chi è amico dell’amico, chi è collega, chi è figlio, chi è figlio del collega e chi è collega del figlio e così via. Una spirale interminabile che, su 300 posti disponibili e su 1500 domande, seleziona, ogni anno, una media di trenta raccomandati. Un terno al lotto!
E il ragazzo intelligente, che avrebbe finito di laurearsi in corso e che è stato scavalcato dalla capra raccomandata? Per usare un francesismo: sono cazzi suoi.
Bisognerebbe fare, però, un discorso molto (ma molto) più ampio a riguardo. Se tutto il mondo è paese (e non è vero perchè nel resto d’europa i concorsi pubblici sono molto più seri che da noi), come si dice in questi casi, il nostro Paese è molto più paese degli altri. Un paese così piccolo e così culturalmente arretrato che, ormai, ha fagocitato al suo interno una serie di comportamenti scorretti, anche moralmente, ma non solo, trasformandoli in veri e propri tumori del tessuto sociale e, come spesso avviene, “normalizzandoli”. Si arriva quindi a parlare di “normalizzazione” di certi comportamenti pseudo-mafiosi che accompagnano da ormai duecento anni la storia Italiana.
Normalizzazione significa che se tutto è mafia, allora niente è mafia. Vale a dire che se tutto è truccato, tutto è raccomandato, tutto è lobbizzato e tutto è malato, allora la società civile arriva, volente o nolente, ad accettare certi tipi di comportamento che, altrimenti, sarebbero da considerate osceni o, per meglio dire, criminali. “Lo fanno tutti“. “Ovunque è così“. “Siamo in Italia“. Queste le frasi che giustificano e alimentano il marciume del nostro Paese.
Io personalmente ho deciso — e sono fiero di questo — di seguire l’iniziativa di Outing Civile di Sabina Guzzanti. Seganalate tutti gli amici o i parenti di medici o personaggi in vista nel mondo della sanità che sono riusciti ad entrare a medicina e, se siete davvero sicuri che al liceo erano delle grandissime capre, urlatelo al mondo. La gente non è tutta imbambolata. C’è ancora chi ha voglia di vivere in un paese libero da un’oligarchia che premia i rapporti mafiosi e stronca le menti pensanti.
Io, ovviamente, farò la mia parte.
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SEGNALAZIONI
Dal blog Voglioscendere.it il testo integrale della sentenza del Tribunale Civile di Milano che ha rigettato le domande avanzate da Silvio Berlusconi nei confronti dell’Economist, dopo che questi aveva citato il settimanale britannico per diffamazione, a seguito di una famosa copertina che, prima delle elezioni del 2001, titolava “Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy” (perché Silvio Berlusconi non è adeguato a guidare l’Italia).
I video della presentazione di “Bavaglio” a Roma
Bye bye Alitalia – guarda il video di Roberto Corradi
La ricostituente

Marco Travaglio
Ora d’aria
l’Unità, 30 Agosto 2008
“Cari ragazzi, da oggi, grazie alla nostra eccezionale ministra dell’Istruzione (un bell’applauso all’on. prof. Mariastella Gelmini e all’amato presidente Berlusconi!) cominceremo a studiare la Costituzione della nostra Repubblica nata dalla Resistenza, approvata 60 anni fa dai nostri Padri Costituenti. Ve la racconto in poche parole, poi la esamineremo articolo per articolo.
L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e garantisce il dovere della solidarietà. La sovranità appartiene al popolo, dunque nessuno può eleggersi da solo. Tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, religione, idee politiche, condizioni personali o sociali: sia bianchi, sia neri, più o meno ricchi o potenti che siano. Se uno viola la legge, ne risponde alla Giustizia, foss’anche il capo del Governo. La Repubblica è una e indivisibile, dunque niente Padanie o separatismi o secessioni. Promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca, perché l’arte e la scienza sono libere. Lo Stato e la Chiesa sono indipendenti e sovrani. Dunque il Vaticano non può dare ordini al Governo o al Parlamento. La scuola privata è autorizzata, ma senza oneri per lo Stato. Lo straniero che viene da paesi dittatoriali ha diritto di asilo. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa ad altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali: per dire, non possiamo attaccare altri stati sovrani, tipo Serbia, Irak o Afghanistan. La bandiera è il tricolore e tutti devono rispettarla, a cominciare dai ministri.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, nemmeno quando pubblica verbali o intercettazioni. Il lavoratore ha diritto a un salario proporzionato al lavoro che fa e sufficiente ad assicurare a sé e famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Ergo, niente precariato. Tutti i cittadini devono pagare le tasse per concorrere alle spese pubbliche in proporzione ai loro redditi. Chi ricopre funzioni pubbliche ha il dovere di adempierle con disciplina e onore (il che esclude imputati, condannati e anche prescritti: alla prescrizione si rinuncia per farsi assolvere nel merito, altrimenti dimissioni). Ogni parlamentare rappresenta l’intera Nazione senza vincolo di mandato. Il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale e giura al Parlamento fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione: quindi non può firmare leggi incostituzionali. E’ lui che nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri. Dunque se un ministro fa pena o è imputato o non è degno della carica, la responsabilità è anzitutto del Quirinale. Il Presidente del Consiglio e i ministri sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla Giustizia ordinaria: cioè devono essere processati come gli altri cittadini. La Pubblica amministrazione deve ispirarsi al principio di imparzialità, perciò vi si può accedere solo per concorso pubblico. Vietate le lottizzazioni, i favoritismi e soprattutto i conflitti d’interessi, perchè i pubblici dipendenti sono al servizio esclusivo della Nazione.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge: non al Governo o al Parlamento. Sono inamovibili. E si distinguono fra loro solo per diversità di funzioni: una sola carriera, inseparabile. Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale (che dunque è obbligatoria, non discrezionale). E gode delle garanzie stabilite dall’ordinamento giudiziario, che è unico per tutti i magistrati. La magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Si autogoverna attraverso il Csm: oltre al capo dello Stato che lo presiede e al primo presidente e al procuratore generale della Cassazione, gli altri membri sono eletti per due terzi dai magistrati e per un terzo dal Parlamento. I processi devono avere una ragionevole durata. Le leggi incostituzionali vengono cancellate ipso facto dalla Corte costituzionale, che è lì apposta. La Costituzione non può essere modificata con leggi ordinarie, ma solo con leggi costituzionali, approvate due volte da ciascuna Camera e, se non ottengono i due terzi dei voti, sono sottoposte al referendum popolare confermativo. Dimenticavo: è vietato riorganizzare in qualsiasi forma il disciolto partito fascista… Tutto chiaro, ragazzi? Domande?”.
Voce dal fondo dell’aula: “Scusi, prof, ma di quale paese sta parlando? Perché per un attimo ho avuto l’impressione che si riferisse all’Italia. Nel qual caso, mi scusi, ma non è che niente niente ci stava prendendo un tantino per il culo?”
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SEGNALAZIONI
Le immersioni pericolose – La nuova puntata di Toghe rotte, la rubrica sulla giustizia di Bruno Tinti
La famiglia che piangiamo in pochi – esempio di disinformazione, dal blog Outsiders
Obiettivi, esserlo o non esserlo

Leggo. Per la precisione un libro, un capolavoro anzi, di Tiziano Terzani: la fine è il mio inizio. E tutto quello che leggo mi entra dentro e viene memorizzato. Come se stessi ascoltando in diretta la voce di uno dei giornalisti più bravi d’Italia. Ma che dico, del mondo! Leggo la sua storia, la sua vita, i suoi pensieri e i suoi insegnamenti e cerco di capire qualcosa in più di quello che già so.
Però, a volte, tra le righe di questo romanzo — scritto in forma giornalistica, quindi ancora più appassionante — ritrovo dei miei pensieri, dei miei ideali che, leggendoli tra quelle righe, mi riempiono di orgoglio e soprattutto di autostima e consapevolezza.
Sì, io sono consapevole di una cosa, per quanto riguarda il giornalismo e l’essere giornalisti: l’obiettività non esiste. Un vero giornalista non può — o forse non deve o non dovrebbe — essere obiettivo. O perlomeno dipende dal concetto di obiettività. Se essere obiettivo vuol dire mantenere le distanze, non giudicare, non esporsi mai troppo, allora vuol dire anche non essere un buon giornalista.
Se mi trovo nel mezzo di una guerra ed intervisto un soldato che sta torturando un suo nemico — chiedendogli magari perchè stanno combattendo — mantenere l’obiettività significherebbe riportare quello che dice l’uno e quello che dice l’altro. Cioè due risposte completamente opposte perchè giustamente, ognuno tira l’acqua al suo mulino, correndo pure il rischio che il lettore non ci capisca un accidente.
Il vero giornalista (questo secondo la mia liberissima opinione) è obbligato, in quanto tale, a prendere una posizione, ad esprimere un giudizio che è tutt’altro che distante da questa o da quella “parte”. Ovviamente tutto ciò deve essere fatto con la massima professionalità.
Cosa vuol dire massima professionalità? Vuol dire che si deve, con tutti i mezzi a propria disposizione (ed eventualmente anche con altri mezzi), cercare la verità. Scavare a fondo nelle cose, non fermarsi alla superficie liscia e tranquilla. Rompere le palle, se necessario. Ma raccontare come stanno veramente i fatti, prendendo posizioni anche marcate, se necessario.
Questo, secondo me, vuol dire fare giornalismo. Non ti piace quello che scrivo? Bene, sei liberissimo di non leggere i miei articoli. Ma coloro che lo faranno, forse, avranno un po’ più di libertà. Magari non dormiranno la notte per quello che hanno appena letto, ma sapranno di aver letto cose vere. Non semplice cronaca, svuotata di ogni signifato.
Quindi, se essere obiettivi o non esserlo faccia differenza non mi importa. Ma se raccontare la verità implichi il non essere obiettivo, io posso dire: non sono obiettivo, e sono orgoglioso di non esserlo.
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SEGNALAZIONI
Roberto Calderoli – dal blog di Piero Ricca




