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No, They Can’t

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Meno male che negli Stati Uniti ci sono le elezioni! I nostri direttori dei telegiornali, ma soprattutto i nostri politici, non aspettavano altro: un motivo più che valido per sotterrare senza grandi giustificazioni i veri problemi che affliggono il nostro paese in questi giorni. For example, per dirla alla Obama, la non-lotta alla Camorra. Anzi, il totale disinteressamento sul tema.

Qualche giorno fa, a Secondigliano, sono stati gambizzati dei ragazzi, tutti giovanissimi — dai 12 ai 16 anni — da parte di una banda facente capo alla camorra, precisamente al clan dei Casalesi, che controlla la zona. Lo stesso gruppo camorristico che vuole morto Roberto Saviano. Ebbene, la risposta a questo gravissimo avvenimento è stata molto chiara: la criminalità organizzata non è una priorità di questo governo, e a quanto pare nemmeno di quella fasulla opposizione portata avanti dal Partito Democratico.

Ma andiamo per ordine. Analizziamo quali sono i cancri che divorano l’intestino del nostro paese, partendo proprio dalle mafie — e in questo caso dalla Camorra — e soffermandoci su alcuni segnali che denotano il totale menefreghismo (vogliamo credere che sia semplice menefreghismo? O c’è qualcosa di più grosso sotto?), menefreghismo nei confronti di temi così delicati.

In parlamento, tra i non eletti dal popolo (a causa delle liste bloccate delle ultime elezioni)  siede Nicola Cosentino. E non è uno qualunque, bensì il sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi. Quindi viene da pensare sia un uomo onesto, fedele al suo incarico e senza alcun tipo di collusione mafioso-camorristica. E invece — non lo avremmo mai detto — anche Cosentino ha le sue malefatte. E sono fatte davvero molto, molto male!

Il parlamentare del PDL, infatti, è stato chiamato in causa da ben 5 pentiti appartenenti al clan dei Casalesi (considerati più che attendibili dai magistrati che raccolgono le loro confessioni dal 1996 al 2008, ndr).

“Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l’onorevole Nicola Cosentino. Egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione (dei casalesi, ndr)…” racconta il pentito Dario De Simone. Pentito che fu anche capo del clan, colpevole di dieci omicidi e collaboratore di giustizia dal 1996, quando le sue rivelazioni cominciarono a risultare determinanti per il maxiprocesso Spartacus (nel quale fu condannato anche Vittorio Mangano, ex stalliere del nostro attuale presidente del consiglio).

L’onorevole — continua De Simone — aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni, era a disposizione per qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare. Se gli avessimo chiesto un certo tipo di lavoro pubblico, non esisteva che potesse rifiutarsi“. Dichiarazione rilasciata dopo l’omicidio del fratello da parte del clan.

Tutti sono a conoscenza di questi fatti e di queste confessioni, rilasciate ben prima dell’elezione di Cosentino. Ma nessuno si è mai posto il problema. Si porta avanti la lotta alla mafia, si fanno campagne per sostenere Roberto Saviano, ma nessuno pensa di restituire alla vita di tutti i giorni Cosentino, un colluso con la camorra che occupa il posto di sottosegretario all’Economia.

Cosentino è indagato dalla procura antimafia di Napoli per almeno tre ipotesi di reato, tra le quali è presente l’accusa “di avere dominato consorzi per la raccolta dei rifiuti in accordo con i boss più feroci“. E adesso continua a dirigere industurbato la politica economia dell’intero Paese.

Ma il punto è un altro. Al governo in carica — il governo della sicurezza, il governa della “tolleranza zero”, il governo delle impronte digitali ai bambini rom — non importa assolutamente la lotta alla camorra e alle mafie. Anzi. La commissione parlamentare antimafia, istituita a grande velocità il 4 agosto scorso, non ha ancora eletto i suoi membri. Ma questo è il minimo! Pensate che al momento dell’approvazione della legge per la commissione (la Cpa viene creata su decreto legge, ndr) si sono imposti una priorità fondamentale, che rende il tutto ancora più grottesco e al limite dell’assurdo. La priorità imponeva il diviedo di nominare chi fosse stato rinviato a giudizio per una lista di reati, tra cui la corruzione, la concussione, il riciclaggio e persino l’associazione mafiosa!

Pensateci bene: hanno dovuto precisare che nella COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA non ci fossero rinviati a giudizio per il reato di ASSOCIAZIONE MAFIOSA. Sorge spontanea la domanda: sono tutti deficenti, vogliono semplicemente farcelo credere, oppure il marcio della politica italiana ha raggiunto livelli epocali? Ce la possono fare?

Barack Obama, in questi casi, sarebbe più che chiaro: No, They Can’t!

Written by matteo89

Novembre 4, 2008 alle 9:31 pm

Sessantotto home-made

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Pubblico un articolo che doveva apparire sul sito della rivista studentesca BLOGmag (www.blogmag.it) con la quale collaboro ma che, considerata la sua linea troppo dura e troppo critica  del pezzo — soprattutto nei confronti dell’attuale governo e del PDL — ha deciso che non fosse opportuno pubblicarlo.

C’è chi stando davanti alla tv e ascoltando i nostri telegiornali, ormai ridotti a misere larve dell’informazione, sostiene di sentire nell’aria quel tipico odore di rivolte studentesche che aleggiava sessant’anni fa. Con la sostanziale differenza che adesso è tutto in loco. Tutto a casa nostra. Home Made, come direbbero gli inglesi. A Parigi invece sono tranquillissimi, questa volta. Loro con un governo del genere – per fortuna – hanno poco a che fare.

Quelli che si ritrovano immischiati in situazioni imbarazzanti e al limite dell’assurdo siamo noi. Parlando di Bologna, la città in cui posso toccare con mano la tensione che si vive in questi giorni, sono molte le università occupate e sono ancora di più i professori che, durante le loro lezioni, incitano gli studenti a scendere in piazza (o in strada) per manifestare. Incitano gli studenti ad occupare. Incitano gli studenti a ribellarsi. Studenti che spesso, devo ammetterlo, sono assai poco informati in merito a quello che sta succedendo e in merito ai motivi per cui accade tutto questo.

E a Roma che fanno? Cercano un accordo o stanno a guardare? Nessuna delle due risposte è esatta. Putroppo. Il governo ombra è talmente ombra che quasi non esiste. Da palazzo chigi, invece, il governo della sicurezza e del rigore pensa a quante schiere di poliziotti armati fino ai denti mandare dentro le aulee delle università e dei licei, a picchiare la gente. Con la scusa, ovviamente, di “non permettere che vengano ancora occupate scuole e università”.

I metodi repressivi della maggioranza governante non sono di certo nuovi. Si sapeva che gli scontri per le discariche a Napoli sarebbero stati solo un assaggio. E dire che PDL significa “Popolo Delle Libertà”. Certo, non le libertà di manifestare il proprio pensiero e far valere con metodi pacifici i propri diritti. Sì perchè, nelle università e nei licei occupati, non è avvenuto alcun atto di violenza, non è stato preso in ostaggio alcun professore o picchiato alcun compagno dissidente.

« È una violenza – ha dichiarato in conferenza stampa Silvio Berlusconi, protetto dallo scudo del Lodo – convocherò oggi pomeriggio stesso il ministro Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell’ordine ». Quindi interverranno. E ci saranno scontri come accade da una decina d’anni in questo paese. Ci saranno scontri con persone disarmate che camminano a mani alzate, poliziotti con manganello alla mano.

E se ci scappasse il morto? Aspetteremmo che il reato venga prescritto o che il colpevole venga assolto con le attenuanti del caso: ha sparato ad un ragazzo che lo avrebbe di sicuro colpito con un volantino arrotolato, il quale magari nascondeva chissà quale arma.

Nel frattempo godiamoci questa piccola libertà provvisoria. Anche perchè, ormai, si sà: quando si parla di Popolo delle Libertà, in realtà le Libertà del Popolo non vengono mai prese in considerazione.

SEGNALAZIONI

Intervista a Cossiga – Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei

Written by matteo89

Ottobre 23, 2008 alle 6:21 pm

Ministro della Complicazione

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Sono passati solo pochi mesi dall’elezione di Berlusconi e già sembra di assistere ad uno spettacolo di incantatori di serpenti, dove i politici sono gli incantatori di turno e gli italiani sono i serpenti bamboccioni che si fanno abbindolare dalle bugie che gli raccontano.

Prima delle elezioni il Caimano aveva promesso di togliere la tassa Ici dalla prima casa. Detto fatto. Fu una delle prime norme che il governo introdusse. Che bello. Eravamo tutti contenti, o perlomeno lo erano quelli ipnotizzati dal suo ammaliante sorriso. Sì perchè pare che tra una settimana, grazie alla subdola abilità tipica dei Caimani, che si nascondono sotto il pelo dell’acqua per poi uscire all’improvviso e coglierci di sorpresa, l’Ici tornerà al suo posto, ovviamente sotto mentite spoglie.

Sono così furbi che non solo introdurranno una tassa uguale — se non più esosa di quella precedente —, ma per camuffare il tutto le daranno un nome inglese, internazionale, così che sembri qualcosa di super innovativo, moderno, quasi piacevole. Robin Hood Tremonti l’ha chiamata “Service Tax”. In cosa consiste? In poche parole «tutto quello che viene offerto dal Comune in termini di servizi, dall’aiuola alla pulizia del marciapiede, dal parcheggio all’acqua che ti arriva fino a casa, verrà coperto da questa tassa». Così ha risposto Roberto Calderoni in un’intervista alla Stampa giustificando così in che modo sarà recuperato il “buco” creato dalla cancellazione dell’imposta comunale sugli immobili.

E quando il giornalista osserva che, magari, pagheremo di più per finanziare qualche festa che piace al sindaco, il temerario Ministro delle Semplificazioni osserva che si « scialacquerà una volta sola, perché la gente lo giudicherà e non sarà più rieletto (purtroppo parla dell’eventuale sindaco, non di Berlusconi, NdR) ». Certo, un ministro delle semplificazioni più semplificativo di lui non lo potevamo trovare. Con la Service Tax, è tutto all Inclusive, cioè paghi molto di più ma paghi una volta sola!

Tralasciando la palese contraddizione riguardante l’abolizione di una delle tasse più federaliste mai esistite nel nostro paese, contraddizione sorta poichè la manovra è stata appoggiata anche dal partito che lotta quotidianamente a favore del federalismo; ecco tralasciando tutto ciò sarebbe esilarante passare in rassegna i commenti provenienti da tutto il mondo politico, le solite baggianate. Gasparri vince il premio ed è il primo della lista: ”E’ francamente ridicolo l’accanimento delle minoranze che ancora non accettano la capacità del governo di avviare una vera stagione riformatrice  e si inventano piuttosto fasulle nuove tasse“. Forse si riferisce a tasse come la Service Tax, che in realtà l’hanno inventata proprio loro.

Ci tolgono l’Ici e ci piazziano il tappabuchi, che sarà molto più costoso, a quanto pare. E allora, cosa cambia? Nulla. Ma l’importante sono le apparenze. Continuare a dire che l’Ici non tornerà, introducendo sottobanco una tassa che non solo sembra molto simile, ma che pare andrà a rubare molti più soldi dalle tasche degli italiani.

Calderoli, master nelle semplificazioni, ha infine dichiarato: “Piuttosto che reintrodurre l’Ici mi brucio davanti al Quirinale!”. E allora, in fondo, qualcosa di positivo nella reintroduzione dell’Ici ci sarebbe. O no? Cribbio!

SEGNALAZIONI

Dove si va a finire ogni volta che si vuole spaccare il capello in quattro? – La nuova puntata della rubrica sulla giustizia a cura di Bruno Tinti

Written by matteo89

Settembre 7, 2008 alle 1:47 pm

Se toccano l’intoccabile

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Che questo governo fosse il governo delle contraddizioni lo avevamo già intuito. Ad esempio hanno emanato un pacchetto sicurezza per combattere la microcriminalità e poi volevano bloccare tutti questi tipi di processi. Ma negli ultimi giorni contraddizioni e conflitto d’interessi (esatto, proprio lui, NdR) si sono intrecciati in un’osceno fatto di cronaca politica. Cerchiamo di riassumere i fatti.

Berlusconi, presidente del consiglio e controllore — nonchè manipolatore — della metà dei mezzi di comunicazione nazionali, inizia la sua lotta contro le forze del male (magistratura, magistrati e la giustizia che funziona in generale, NdR) varando noti decreti, tra cui quello sulle intercettazioni. Nessuno si dovrà più azzardare a pubblicare intercettazioni, pena multe salatissime e addirittura il carcere. Inoltre (altrimenti come fa a combattere i mostri che lo perseguitano?) i magistrati non potranno più intercettare, di modo che senza intercettazioni risulterà un po’ troppo difficile pubblicarle. Il ddl dopo l’estate verrà di sicuro approvato e diventerà legge.

Però, ultimamente, sorpresa delle sorprese, è accaduto un fatto alquanto strano: sono state pubblicate intercettazioni “segrete” — o perlomeno considerate tali dagli stessi politici che conbattono le “metastasi” della giustizia — riguardanti l’ex presidente del consiglio Romano Prodi. Fin qui tutto tranquillo. Invece no. Il giornale che pubblica le suddette intercettazioni è ‘Panorama’, cioè un settimanale che fa parte del gruppo di Berlusconi. Quindi la “trappola intercettazioni” è scattata proprio contro colui che voleva sconfiggerla.  E’ stato toccato un intoccabile, cioè si è toccato con le sue stesse armi. Così non ci siamo proprio!

La situazione è al limite del grottesco. Soprattutto se si considerano i risvolti. Per prima cosa, le intercettazioni non hanno alcuna rilevanza penale (a quanto sembra dalle prime dichiarazioni dell’interessato) e soprattutto le intercettazioni in questione erano ancora coperti dal segreto, “custoditi in una cassaforte della procura di roma”. Ed esiste già una legge che punisce la pubblicazione di atti processuali ancora coperti da segreto, per la precisione l’articolo 326 del codice penale: rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio. Quindi esiste già una legge che punisce tale reato. Non ha senso scriverne un altra, perdipiù che vieti di pubblicare (cioè rendere pubblico) qualcosa che pubblico lo è già (solo che è compito dei giornalisti cercare certi tipi di materiali e pubblicarli).  Inoltre non si capisce l’ondata di affetto che ha investito il Caimano, permettendogli di esprimere ampia solidarietà nei confronti dell’ex premier e promettendo di adoperarsi “affinchè queste cose non accadano mai più” (emanare un’altra legge-bavaglio).

Romano Prodi, dal canto suo, ha cercato di dare una spiegazione a questo amore sconfinato  dichiarando che « vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l‘inconsistenza dei fatti a me attribuiti da ‘Panorama’ (cioè l’irrilevanza penale delle intercettazioni di cui sopra, NdR), non vorrei che l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo piu’ breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si e’ dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie ». Tradotto: Romano Prodi crede che si tratti di un infelice teatrino, montato per creare scalpore e dare modo alla maggioranza, cioè a Berlusconi, cioè alla “dittatura dolce” che governa il nostro paese, di limitare ulteriormente (più di quanto non si stia già facendo) i poteri della magistratura, usando questo mero pretesto.

Inoltre, Prodi sostiene che da parte sua non ci sia alcuna contrarietà al fatto che tutte le sue telefonate siano rese pubbliche.

Ci mancherebbe. Un personaggio politico, in quanto tale, proprio per il ruolo che ricopre, ha il dovere della trasparenza ed è giusto che lui, in quanto rappresentante di un intero Stato, sia soggetto a controlli maggiori rispetto ad un comune cittadino. Deve essere così. Qui non si sta dichiarando giusta o sbagliata la scelta di “Panorama” di pubblicare tali intercettazioni (in inghilterra sono stati pubblicati gli sms tra Carlo e Camilla dove lui le confidava: voglio essere il tuo tampax). Si stanno  tuttalpiù criticando una serie di comportamenti della classe dirigente italiana (politici e non) che tende a tenere tutto quanto il più “ob scenum” possibile (cioè fuori dalla scena, sconosciuto, da cui l’aggettivo osceno, NdR).

Gli italiani hanno il diritto di sapere e il giornalista, in quanto tale, ha il sacrosanto dovere di informarli e di fargli sapere se la persona che hanno eletto – e nella quale credono – sia in realtà un delinquente o comunque un tale poco raccomandabile. Bruno Tinti (procuratore della Repubblica) nel suo ultimo libro (Toghe Rotte) cita un esempio assai azzeccato che provo a riformulare: se Mario Rossi, illustre politico, si impegnasse con campagne pubblicitarie e politiche contro la prostituzione e lo spaccio di droga e, a seguito di intercettazioni, si scoprisse che è proprio lui che gestisce un traffico illecito di cocaina e sfrutta delle ragazze facendole prostituire, beh fanculo la privacy! La società civile ha il diritto di sapere che Mario Rossi in realtà non è affatto la persona adatta a ricoprire certi ruoli istituzionali.

Lo stesso vale per tutti i Dell’Utri, i Berlusconi, i Mastella, i Cuffaro, i Del Turco, i Prodi, i Dalema, i Fassino e qui chiudo perchè potremmo compilare liste infinite.

Hasta luego.

SEGNALAZIONI

Al cittadino non far sapere – di Marco Travaglio

Le intercettazioni di Prodi pubblicate sul sito di Panorama

La Cassazione dà torto ai Mastella (e tutti fingono di non accorgersene) di Uguale per tutti

Written by matteo89

Agosto 29, 2008 alle 2:04 pm

Napoli e il nuovo Regime

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Emergenza rifiuti terminata? Napoli finalmente pulita? No. Napoli è stata semplicemente posta sotto un regime totalitario (come il resto del paese) che impedisce alle persone di manifestare le proprie idee e di esprimere le proprie opinioni. I media raccontano balle. Il Minculpop (Ministero della cultura popolare fascista, instituito da Mussolini per controllare i mezzi di informazioni e attuare una cosiddetta “tecnologia del consenso”) sta tornando in vita. I telegiornali nazionali riportano falsità. L’emergenza rifiuti non è affatto terminata. Anzi, ne è nata una ancora più pericolora. A voi lo sdegno.

I video di Qui Milano LiberaDomande ai parlamentari sul Lodo Alfano

Written by matteo89

Luglio 22, 2008 alle 2:46 pm