[Pubblico un articolo tratto dal quotidiano tedesco Deutsche Welle, del 16 Maggio 2008. Ecco cosa pensano i tedeschi dei giornalisti italiani e dell'informazione nel nostro paese]
La libertà di stampa in Italia non è messa bene: Un giornalista biasima pubblicamente il passato mafioso di politici e viene attaccato dalla critica. Per questo motivo, tanti giornalisti preferiscono non toccare questo argomento.
Il moderatore televisivo Fabio Fazio sapeva cosa rischiava avendo il giornalista Marco Travaglio come ospite nella sua trasmissione. Travaglio non dice le cose a metà, specie se si tratta della discussione di politici italiani. È noto come il giornalista più critico d’Italia. Di conseguenza durante la trasmissione ha detto apertamente quello che tutti già sapevano: vent’anni fà Renato Schifani aveva lavorato con un boss della mafia. Contrariamente a Travaglio nessuno ne parla, tantomeno pubblicamente. Così non é il rapporto con la mafia che fa furore, bensì il fatto che se ne parli apertamente.
Molti giornalisti non vogliono irritare Berlusconi
Il moderatore Fabio Fazio si è dissociato da Marco Travaglio già durante l’intervista, guardando imbarazzato la telecamera come se cercasse lo sguardo di Silvio Berlusconi per porgli le sue scuse. Il motivo è che a Silvio Berlusconi non piacciono assolutamente questo tipo di verità scomode sui suoi amici di partito, tra i quali il politico siciliano di Forza Italia ed attuale presidente del senato, Renato Schifani.
Il vero e proprio scandalo scivola in secondo piano: ossia, l’appena nominato presidente del senato gestiva la società di brokeraggio assicurativo Sikula Brokers assieme al socio Mandalà, boss mafioso in seguito condannato, e aveva avuto l’incarico di esperto per il consiglio comunale di Villabate, vicino a Palermo, consiglio poi sciolto per infiltrazione mafiosa. È invece Travaglio ad essere additato per averne parlato pubblicamente.
I politici si tengono uniti – contro i giornalisti
La televisione di stato, la RAI, che ha trasmesso in diretta il colloquio con Marco Travaglio, si è gia espressa pubblicamente porgendo le sue scuse a Schifani - soddisfando i partiti del gov
erno. Ma anche Giovanna Melandri, responsabile della comunicazione del governo ombra (l’opposizione), ha salutato questa decisione. Nessuno del partito di Walter Veltroni ha difeso Marco Travaglio. Ma il giornalista osteggiato c’è ormai abituato e non ci fa caso poiché sa che non stà diffondendo falsità. “Sono giornalista e non mi interessa cosa dicono i politici di me. I giornalisti devono informare sui fatti ed è quello che ho fatto.”
Marco Travaglio sa fare il suo mestiere ed ha un etica professionale, che sembra persa da molti giornalisti italiani, ai quali e’ stata praticamente tolta. Secondo Travaglio è una tragedia che i giornali ormai si limitino a scrivere quello che si è visto in televisione il giorno prima. Tali notizie sono infatti scelte dai politici. “Attraverso organi di sorveglianza mettono una museruola alla libertà di stampa, i giornalisti lo sanno, e si comportano di conseguenza”, dice Travaglio.
All’italiano interessa poco, cosa combinano i politici
Di conseguenza non ci sarebbe neanche bisogno di censura: se certi temi vengono esclusi sin dal principio è perchè i giornalisti temono fastidi. Nel contempo si osserva che la società italiana diventa sempre più ottusa. Tanti italiani alzano le spalle annoiati quando si tratta delle vesti non tanto candide dei loro politici. Lo scrittore Nanni Ballestrini la chiama “dittatura morbida”. Tutta la società ne sarebbe colpita sin dall’inizio dell’Era Berlusconi.
Travaglio avrebbe detto qualcosa che non è nuovo e che si può verificare. “Ma nessuno verifica perchè lascia indifferenti gli italiani. Al contrario: se un politico si comporta così, vuol dire che è abile e lo si ammira persino. Come Berlusconi, il cui fascino è suscitato anche dal fatto che è iscritto a talmente tanti processi”, dice Ballestrini. Ciononostante a Berlusconi non piace se si parla pubblicamente nei media di questi processi. Nelle sue stesse emittenti televisive basta una chiamata per impedire la diffusione di notizie critiche. Nella televisione di stato, la RAI, la sua influenza non è ancora così diretta, però è percepibile. In Italia sono i partiti ad attribuire le posizioni nella direzione della RAI ai loro candidati preferiti. E già molto presto si deciderà sulla nuova assegnazione di queste posizioni.
[Articolo originale di Kirstin Hausen]
Traduzione tratta dal sito Italia dall’Estero.
E’ ufficiale: Marco Travaglio è un personaggio scomodo, che sarà elminato al più preso dalle reti televisive pubbliche. Lo ha dichiarato Paolo Romani: « Sostengo una cosa banale e ovvia: chi dice solo parte della verità, non è un giornalista compatibile con il servizio pubblico ».
Ecco un esempio della manipolazione effettuata dei media italiani. E’ impossibile negare la cruda evidenza.
“Silvio Berlusconi, conosciamo bene la sua storia personale giudiziaria” diceva Antonio Di Pietro durante una seduta alla Camera, qualche giorno fa. Ma non poteva continuare il suo discorso a causa delle continue interruzioni dei neofascisti e dei sostenitori del cavaliere. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, invece che mediare e cercare di far continuare il deputato dell’Italia Dei Valori, esordiva dicendo: “Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di quest’aula e sa che è abbastanza naturale che ci siano dei limiti. OVVIAMENTE dipende unicamente da ciò che si dice“.
Come si può pensare di non essere sotto uno pseudo regime, come si può pensare ciò quando le notizie trasmesse da quello che dovrebbe essere il telegiornale pubblico, dello stato, finanziato con i nostri soldi, sono le prime ad essere distorte, manipolate, tagliate, ridotte al minimo?




