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No al decreto salva Rete4
[Articolo tratto dal quotidiano spagnolo El Mundo, si ringrazia Italia Dall'Estero per la traduzione]
ROMA – Il Governo italiano ha annunciato che modificherà il decreto legge sulle norme televisive molto criticato dall’opposizione, dato che serve a proteggere uno dei canali televisivi del primo ministro, Silvio Berlusconi.
Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha annunciato che verrà ripresentato il decreto, che include un emendamento noto come “legge salva Rete 4″, per introdurvi alcune osservazioni sollevate dall’opposizione.
Il decreto in discussione alla Camera dei Deputati rappresenta il primo capitolo del duro confronto tra il nuovo esecutivo ed una buona fetta dell’opposizione, che dalla settimana scorsa cerca di rallentare ed ostacolare l’approvazione del testo in segno di protesta.
Berlusconi è proprietario del gruppo di telecomunicazioni Mediaset che, tra le altre attività, possiede 3 canali televisivi. Uno di questi, Rete 4, secondo una sentenza dovrebbe trasmettere unicamente in forma digitale, lasciando così libero lo spazio analogico a favore del canale Europa7, che non si vede in tutto il paese.
Il decreto legge in discussione ha l’obiettivo di rispondere alle obiezioni sollevate dalla Commissione Europea circa le norme che regolamentano la televisione digitale in Italia, ed è stato proposto dal prececente governo Prodi, ma è stato l’attuale governo ad aver introdotto l’emendamento che suscita ora le critiche dell’opposizione.
Questo emendamento consente a chi già occupa le frequenze di continuare a trasmettere in maniera analogico fino al passaggio definitivo dall’analogico al digitale, previsto per il 2012.
La responsabile dell’opposizione in materia di comunicazioni, Giovanna Melandri, ha annunciato che, se sarà necessario per ritardare l’approvazione della legge, “l’ostruzionismo proseguirà anche al Senato”.
Il capogruppo del partito dell’Italia dei Valori alla Camera dei Deputati, Massimo Donadi, ha accusato il presidente del governo “di varare per l’ennesima volta leggi a suo favore”.
Il Segretario di Stato Italiano alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha ripetuto che Rete 4 non ha nulla a che vedere con questo processo legislativo e ha ripetuto che c’è stata una “interpretazione errata” dello stesso.
[Noi però, come abbiamo già riportato qualche giorno fa, sappiamo che non è affatto così. Infatti, Fedele Confalonieri, ha dichiarato che "è un decreto sacrosanto, soprattutto per Rete 4"]
Per leggere l’articolo originale, clicca qui.
Berlusconi accusato per una legge sui media
Ecco cosa pensano gli inglesi a proposito degll’ultimo emendamento salva Rete4.
Tornato al potere da sole due settimane, il premier nonché magnate dei media Berlusconi é giá sotto il fuoco nemico per il dubbio che abbia usato il parlamento per portare avanti i suoi interessi affaristici e portato il suo paese in conflitto con Bruxelles su una serie di argomenti.
Il Governo ed i capi di partito hanno insistito venerdí sul fatto che la legge portata in parlamento giovedí rispettasse le direttive UE sull’apertura in Italia del mercato delle televisioni, che é dominato da tre canali pubblici RAI e tre Mediaset, posseduti dalla famiglia miliardaria Berlusconi.
“Ció che l’Unione Europea impone é proprio quello che stiamo facendo”, ha detto un rappresentante del partito di Berlusconi Forza Italia.
I parlamentari dell’opposizione hanno insistito sul fatto che un emendamento del Governo, presentato tra le proteste generali, é stato fatto per proteggere il canale di Mediaset Rete4 dalla competizione. La legislazione proposta, dicono, é in contrasto con una decisiona della Corte di Giustizia Europea, e darebbe adito a processi di infrazione da parte di commissari dell’UE.
Antonio di Pietro, leader del partito di opposizione Italia dei Valori, ha accusato il premier di “fare una legge a suo uso e consumo”. Riferendosi alla possibilitá di regolatori europei di multare l’Italia per €300,000 al giorno per le sue infrazioni sui media, ha aggiunto: “Ancora una volta saranno gli italiani a pagare per Silvio Berlusconi”.
La Commissione Europea sta giá investigando sul prestito di 300 milioni di Euro esteso dal governo precedente alla compagnia aerea di bandiera Alitalia, per verificare se costituisca aiuto di stato illegale.
Precedentemente questa settimana, le proposte di Berlusconi puntavano ad abbattere l’immigrazione illegale e i “prolungamenti di soggiorno” di cittadini dell’Unione Europea: questo ha causato preoccupazione a Bruxelles, specialmente sul destino dei rom ai quali é stata negata la residenza in Italia.
La legislazione sui media proposta permetterebbe a Rete4 di continuare ad usare le sue frequenze analogiche terrestri fino al cambio finale alla trasmissione in digitale, che é fissato per il 2012. Si potrebbe votare in parlamento giovedí prossimo.
A gennaio, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che il sistema di trasmissione in Italia va contro le leggi dell’Unione Europea per le sue allocazioni non trasparenti di frequenze televisive. La corte suprema d’Europa é stata influenzata dal caso Europa7, una televisione privata italiana che ha vinto i diritti ad una licenza di trasmissione nel 1999 ma non ha potuto ottenere una frequenza che era stata giá allocata a Rete4.
Viviane Reading, commissario dell’UE per le telecomunicazioni, disse in quell’occasione che gli stati membri non devono usare l’allocazione di frequenze per proteggere le posizioni degli operatori esistenti.
(si ringrazia il sito “Che dicono di noi” per la traduzione)
[articolo originale di Guy Dinmore qui]
Segnalazioni
Balle Spaziali – Il secondo intervento di Marco Travaglio per rubrica Passaparola
Decreto salva Rete4
Ecco il tanto discusso decreto “salva Rete 4″. Dopo che Romani ha dichiarato che questo emendamento non è assolutamente una legge ad hoc per salvare una delle tre reti mediaset, Fedele Confalonieri, a margine dell’assemblea di confindustria, ha risposto alle domande dei giornalisti affermando che “è un decreto sacrosanto, soprattutto per Rete 4″. Almeno dovrebbero mettersi d’accordo su chi racconta le balle, e anche quando debbano raccontarle. Altrimenti si fanno queste brutte figure. Povero Romani.
Al Disegno di legge n. 6 della Camera, di conversione in legge del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, recante disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee è stato aggiunto dal governo l’emendamento 8. 015 , che modifica il Testo unico della radiotelevisione:
“Dopo l’articolo 8, aggiungere il seguente: “Art. 8-bis. – 1. L’articolo 15, comma 1, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, è sostituito dal seguente:
«1. Fatti salvi i criteri e le procedure specifici per la concessione dei diritti di uso delle radiofrequenze per la diffusione sonora e televisiva, previsti dal Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, in considerazione degli obiettivi di tutela del pluralismo e degli altri obiettivi di interesse generale, la disciplina per l’attività di operatore di rete su frequenze terrestri in tecnica digitale si conforma ai principi della direttiva 2002/77/CE della Commissione del 16 settembre 2002 e della direttiva 2002/20/CE del Parlamento europeo e delConsiglio del 7 marzo 2002 [1]. Tale attività è soggetta al regime dell’autorizzazione generale, ai sensi dell’articolo 25 del Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259».
2. Le licenze individuali già rilasciate ai sensi della deliberazione dell’AGCOM n. 435/01/CONS, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono modificate, su iniziativa del Ministero dello sviluppo economico, allineandole alle disposizioni del presente articolo. È abrogato l’articolo 25, comma 12, della legge 3 maggio 2004, n. 112.
3. Fermo restando quanto stabilito dalla vigente normativa in materia di radiodiffusione televisiva, il trasferimento di frequenze tra due soggetti titolari di autorizzazione generale avviene nel rispetto dell’articolo 14 del Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni. La prosecuzione nell’esercizio degli impianti di trasmissione è consentita a tutti i soggetti che ne hanno titolo, anche ai sensi dell’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, fino alla scadenza del termine previsto dalla legge per la conversione definitiva delle trasmissioni televisive in tecnica digitale, nel rispetto del programma per il passaggio definitivo alla trasmissione televisiva digitale di cui al comma 5 e dell’attuazione del Piano nazionale di assegnazione delle frequenze.
4. Nel corso della progressiva attuazione del piano di assegnazione delle frequenze televisive in tecnica digitale terrestre, nel rispetto del relativo programma di attuazione di cui all’articolo 42, comma 11, del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, i diritti di uso delle frequenze per l’esercizio delle reti televisive digitali saranno assegnati, in base alle procedure definite dall’Autorità nella delibera n. 603/07/CONS e sue successive modificazioni e integrazioni, nel rispetto dei principi stabiliti dal diritto comunitario, basate su criteri obiettivi, proporzionati, trasparenti e non discriminatori.
5. Al fine di rispettare la previsione dell’articolo 2-bis, comma 5, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66, e successive modificazioni, e di dare attuazione al piano di assegnazione delle frequenze, con decreto del Ministro dello sviluppo economico non avente natura regolamentare, d’intesa con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, è definito, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, un programma per il passaggio definitivo alla trasmissione televisiva digitale terrestre con l’indicazione delle aree territoriali interessate e delle rispettive scadenze”.




